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Non paga la tassa di soggiorno deve risarcire 100mila euro
Sentenza della Corte dei conti contro un’albergatrice fiorentina Dal 2011 non aveva mai versato l’imposta al Comune per tre strutture ricettive
firenze
Non ha versato la tassa di soggiorno al Comune (di Firenze nello specifico). E ora l’imprenditrice - in qualità di gestore di due hotel e di un affittacamere - deve versare quasi 100mila euro al Comune. Così decide la Corte dei conti, con una sentenza che rinforza una giurisprudenza consolidata in Toscana (e non solo).
La decisione si basa sul fatto che il gestore o il proprietario dell’albergo nella sostanza viene considerato un agente contabile per conto della pubblica amministrazione. E, quindi, il mancato riversamento della tassa di soggiorno - che a Firenze è stata reintrodotta nel 2011 - viene considerata dalla magistratura contabile un danno erariale. Rifacendosi al decreto legislativo che ha reintrodotto la tassa di soggiorno e poi anche al regolamento del Comune di Firenze che lo ha recepito e applicato, la Corte dei Conti ricorda: 1) i soggetti che operano nelle strutture ricettive «ove incaricati della riscossione e del riversamento nelle casse comunali dell’imposta si soggiorno corrisposta da coloro che soggiornano nelle strutture, assumono la funzione di agenti contabili. E come tali sono tenuti conseguentemente alla rea del conto giudiziale della gestione svolta».
È ovvio - precisa la decisione della Corte dei Conti di Firenze - che «il gestore della struttura alberghiera non assume nei confronti dell’ente locale alcuna responsabilità per il mancato pagamento della tassa di soggiorno da parte del soggetto soggiornante (il turista), unico soggetto passivo». Insomma, l’albergatore non può essere accusato di danno erariale se il cliente non paga la tassa di soggiorno. Ma può essere accusato di danno erariale se non riscuote e non riversa nelle casse pubbliche la tassa di soggiorno. Questo perché basta il maneggio di denaro pubblico a renderlo, di fatto, un “agente di riscossione”, anche in assenza di un incarico formale da parte dell’amministrazione.
Da qui la decisione della Corte di chiedere all’imprenditrice la somma di 97.586mila euro: 16.800 per la struttura di affittacamere; 44.56 euro per un hotel e 36.488 euro per un altro. Secondo quanto accertato dalla polizia municipale, infatti, l’albergatrice non avrebbe versato mai la tassa di soggiorno al Comune da quando l’amministrazione di Firenze l’ha reintrodotta nel 2011. La magistratura contabile respinge anche l’obiezione che i calcoli proposti siano approssimativi perché deriverebbero da accertamenti puntuali della polizia municipale. Comunque, l’imprenditrice può ricorrere in appello. —
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