Gioco
Monte Serra, al setaccio una serie di immagini che potrebbero incastrare il piromane
Pisa, si analizza il circuito di videosorveglianza di Calci: nel mirino le auto dirette verso il Montemagno tra le 20 e le 22 di lunedì
PISA. Cautela. E tanto lavoro a fari spenti. Gli investigatori sono consapevoli della difficoltà di trovare un appiglio che possa condurre all’autore dell’incendio che ha stravolto la fisionomia dei Monti Pisani provocando danni per milioni di euro. E mettendo un’ipoteca sul futuro paesaggistico e agricolo della zona.
Lo sanno e per questo cercano di muoversi con la circospezione di chi non tralascia alcuna pista, ma si rende conto che alla conoscenza del territorio è indispensabile accompagnare la tecnologia. Bagaglio di esperienze con nomi e situazioni per contestualizzare l’episodio con spunti presi dal passato. Ricorso agli strumenti di ascolto e geolocalizzazione per valutare e selezionare le mosse dei sospettati.
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L'ANALISI DI PRECISE IMMAGINI
Oltre al monitoraggio telefonico di persone ritenute per precedenti specifici e inclinazioni patologiche o potenziali utilità, identificabili come sospette, lo sforzo di una parte del pool coordinato dal procuratore Alessandro Crini è concentrato sulle immagini.
Trovare un ago nel pagliaio rende l’idea della complessità di un’indagine che non fornisce alcun aiuto sul luogo dell’innesco. Un’area polverizzata dalle fiamme appiccate dalla mano criminale di chi ha scelto il buio e una serata ventosa per mettere in atto il suo piano scellerato.
Nell’area centrale di Calci, nei paraggi del Comune, la videosorveglianza è un presidio che registra video e ne conserva la memoria. I carabinieri forestali, che con il nucleo investigativo dell’Arma stanno conducendo l’inchiesta che al momento non vede indagati, hanno recuperato le ore di girato precedenti alle 22 di lunedì.
Ci sono diverse auto immortalate con le targhe in evidenza che si dirigono verso la collina di Montemagno e nella zona da cui è partito il focolaio, poco sotto i ripetitori di radio e tv, dove vigili del fuoco e carabinieri forestali si sono recati più volte per cercare tracce del piromane.
Quelle transitate nella fascia 20-22 meritano un approfondimento. Identificazione dell’intestatario, verifica sulla residenza, spiegazioni sui motivi del passaggio a quell’ora e verso quale destinazione.
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"CELLE" TELEFONICHE SOTTO OSSERVAZIONE
Impegni che richiedono tempo e non è detto che diano frutti. Ma è un fronte che va battuto. E sempre la tecnologia, con la localizzazione dei telefonini degli “attenzionati” che potrebbero aver agganciato le celle in zona, viene in soccorso agli investigatori, partiti con una rosa di nomi conosciuti per essere finiti in passato nel radar della forestale nelle cicliche emergenze incendi. Ma non come soccorritori con gli idranti.
Se la caccia al piromane è ancora un’incognita nei possibili esiti, la certezza di quello che ha combinato il killer del Serra è una contabilità dolorosa in continuo aggiornamento.
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ECOSISTEMA ALTERATO
Non solo il rogo ha modificato la morfologia dei Monti Pisani, ma ne ha alterato l’ecosistema. In quei 1.400 ettari ridotti in cenere gli esperti indicano in almeno 300mila gli alberi scarnificati. Seccati dal fuoco, spettri verticali in una distesa cimiteriale a perdita d’occhio che odora di morte.
Quei 190 ettari di uliveti bruciati significano una produzione persa di almeno 900 quintali d’olio. Non solo. Per anni, forse una decina, nelle zone carbonizzate non si troveranno più castagne e funghi. L’habitat azzerato, cancellato in poche ore.
Uno dei pochi aspetti positivi è quello dell’aria. Nonostante nel raggio di chilometri dall’epicentro del rogo sia stato avvertito un odore di legna bruciata che ti restava addosso per ore, l’Arpat ha escluso concentrazioni anomale di inquinanti nell’aria.
Quel vento che ha contribuito a far propagare le fiamme da Calci fino a Vicopisano, alla fine è servito anche alla dispersione dei fumi.
Ora, domate le fiamme, il timore quotidiano è quello che arriva dal cielo. È il rischio frane che con l’arrivo delle piogge potrebbero abbattersi su un territorio indebolito, fiaccato nelle sue resistenze fisiologiche. Il terreno, non più protetto dalla vegetazione, potrebbe sfarinarsi senza gli alberi a fare da collante.
Da un elemento all’altro, l’uomo dopo aver combattuto contro il fuoco si prepara a fronteggiare la forza dell’acqua in una sequenza in cui la natura resta di nuovo esposta in tutta la sua fragilità.
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