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Monte Serra: «Quelle fiamme all’improvviso, così ho visto bruciare la mia casa» - Video
Paura a Montemagno, Protezione civile impotente: solo i pompieri possono intervenire nelle abitazioni. Ecco il racconto di chi ha visto le fiamme rovinare la propria abitazione
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VIDEO. Così nelle case bruciate
PISA. La casa che hai sempre sognato. Magari l’hai comprata con sacrifici, risparmiando e limitando le spese per quelle che non erano priorità. Ma che piacere vederla crescere, cambiare forma da quell’ammasso di pietre abbandonate e prendere le fattezze del tuo nido. Unico e non replicabile.
Immaginate di avere un rustico in campagna dove il silenzio è la colonna sonora di un soggiorno che i turisti pagano solo per viverlo qualche giorno. Ecco, quella casa bruciava davanti agli occhi del suo proprietario. Si chiama Andrea Zanotto, 52 anni, ed è un giornalista dell’ufficio stampa dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana. Un collega che nella pacatezza del carattere ha trovato la forza per non urlare tutta la sua rabbia. Ma non è che non se la prenda. Perché qualcosa, a suo dire, non ha funzionato lunedì sera.
VIDEO. Il timelapse della devastazione
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Dopo ore di fuoco con le fiamme che sventolavano come una bandiera all’esterno di una finestra del primo piano, il tetto è crollato. È successo in località “I Ronchi” nella frazione di Montemagno, una delle perle calcesane, conosciuta soprattutto per l’olio. Un posto che si raggiunge dopo infiniti tornanti e strade istoriate di buche, meglio se con un’auto di cui non ci importa granché di ruote e carrozzeria. L’esclusività dell’ambiente ha i suoi prezzi. E l’isolamento dal centro abitato sottostante è uno di questi. Poco più su dal rustico del giornalista danneggiato dal rogo, ci sono altre case. Almeno una ventina di famiglie che come Zanotto hanno scelto il buen retiro circondate da uliveti e avvolte nella pace della campagna. Un Eden, prima di lunedì sera.
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«Ho saputo dell’incendio da un mio amico dopo mezzanotte – racconta il giornalista dell’azienda ospedaliera – Ha visto su Internet quello che stava succedendo sul Serra e in generale sui Monti Pisani e mi ha chiamato per chiedermi se me ne ero accorto. Non ne sapevo niente. Le fiamme erano partite dalle dieci di sera e nessuno mi aveva avvertito. Nella mia stessa situazione c’erano gli altri che abitano nella zona. Una ventina di famiglie per almeno quaranta persone. Siamo usciti di nostra iniziativa quando abbiamo visto che il fuoco era arrivato in prossimità delle case. Non ci hanno avvisato dell’emergenza».
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Zanotto ha passato la notte fuori casa come centinaia di altri sfollati. Ieri mattina è tornato e quel rustico in cui era andato a vivere aveva un inquilino entrato senza bussare: le fiamme si erano impossessate, divorandoli, di arredi e mobili e da una delle finestre del primo piano il rogo sfacciato nella sua pericolosità bloccava qualunque tentativo di avvicinarsi. Intorno quello che un rigoglioso uliveto era diventato un cimitero fuligginoso.
«Ho chiamato la protezione civile – spiega il dipendente dell’Azienda ospedaliera –. Sono arrivati fin sotto casa e, nonostante avessero il cassone e l’idrante, mi hanno detto che loro erano competenti a spegnere solo le fiamme che divoravano gli ulivi. E che per la casa potevano operare solo i vigili del fuoco. Alla fine sono arrivati dopo avermi detto al telefono che dovevo chiamare loro e non la protezione civile». Erano circa le 10. Gli idranti da fuori, il personale all’interno dopo aver spento le fiamme. Gli interni distrutti e il tetto venuto giù. Un sogno interrotto, ma non sconfitto, quel rustico bruciato nell’incendio in una notte folle innescata da un piromane ricercato e odiato con lo stesso impegno. Di lui, Francesco Bellinvia, altro residenti ai Ronchi, ha un giudizio netto: «È un pazzo assassino». Uscito con i due figli come sfollato, è tornato davanti a quello che era rimasto della sua casa: «Non c’è più niente».
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