Sicurezza
«Al Noa mortalità nella norma il reparto non è responsabile»
Il presidente Rossi e l’assessore Saccardi sui 34 decessi ritenuti “anomali” «I dati sono analoghi agli anni precedenti. L’ospedale apuano è sicuro»
MASSA
Il presidente Enrico Rossi non le manda a dire perché lui a veder gettare discredito sulla sanità Toscana - spiega - proprio non ci sta. E sulle 34 morti nel reparto apuano di Medicina, tra la fine del 2017 e i primi giorni del 2018, è assertivo: «La notizia secondo cui la cattiva gestione del reparto avrebbe causato la morte di 34 persone è falsa». Rossi sceglie di definirla con un’espressione attuale e inequivocabile: «Una fake news». E a sostegno della sua asserzioni, il governatore chiama i dati. Ad elaborarli è stato un pool di esperti regionali che ha passato al setaccio le cartelle cliniche, studiato i 34 casi e confermato che «la mortalità di quel periodo è in linea con quella degli altri anni e anche con i dati nazionali». Risultato identico a quello a cui era pervenuta la stessa Asl che una verifica interna l’aveva già fatta.
Quel pool di esperti regionali non è stato creato ad hoc, ma già esisteva perché la Toscana - spiegano Rossi e l’assessore alla Salute Stefania Saccardi in una conferenza stampa- «è all’avanguardia nella lotta alle infezioni ospedaliere, insieme all’Emilia Romagna e alla Lombardia. Quel gruppo di esperti (infettivologo, internista, rianimatore, microbiologo) costituisce il nucleo di valutazione che monitora le infezioni ospedaliere». Insomma, siccome le infezioni correlate alle prestazioni assistenziali esistono e siccome sempre più spesso i batteri si fanno resistenti agli antibiotici, la Regione ha creato, in collaborazione con l’agenzia regionale sanità e il centro regionale rischio clinico, un pool che quelle infezioni le studi e monitori. E considerato che, nel caso delle 34 morti, il dito è puntato proprio contro i batteri intestinali e un eventuale contagio, la Regione ha valutato che quel pool fosse il più indicato per studiare il caso: «Abbiamo chiesto agli esperti - spiega la Saccardi - di fare un’analisi perché, al di là dell’ambito di competenza della magistratura e delle eventuali responsabilità civili o penali, è nostro dovere mettere in sicurezza le strutture sanitari». Ma dai dati raccolti è emerso - per parafrasare - che in sicurezza l’ospedale apuano già c’è perché un’epidemia da batteri non risulta: «L’andamento dei decessi - spiega la Regione - è del tutto sovrapponibile a quello degli anni precedenti».
Dato non “anomalo” quello delle morti che non sono tutte ricollegabili ad infezioni: «Esaminando le cause di morte di 34 pazienti deceduti, sulla base della documentazione sanitaria - chiarisce l’assessore - in 13 casi era presente un quadro infettivo: 5 casi sono giunti in ospedale con patologia infettiva preesistente, mentre sono 8 i pazienti nei quali non era stata rilevata infezione all’ingresso e nei quali il quadro settico è sorto successivamente». «Tutti e 13 i pazienti - aggiunge la Regione - avevano un quadro clinico compromesso e un’età media di 84 anni. Gli altri decessi sono relativi, in 14 casi, a pazienti deceduti per patologia cardiovascolare e in 7 casi a complicanze non infettive in pazienti neoplastici terminali».
Incoraggianti i dati rilevati dal pool di esperti, ma anche quelli - sottolinea Enrico Rossi - del Ministero che, relativamente alle infezioni dovute a cure mediche, colloca la Toscana tra le regioni più “virtuose”. Senza dimenticare - come sottolinea l’assessore Saccardi - la tipicità del reparto di Medicina che, per tipologia di paziente, molto spesso si configura «quasi come un hospice» in cui si ricoverano malati con quadri clinici complessi per accompagnarli ad un dignitoso fine vita. —
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