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Toscana

Indagine sui decessi all'ospedale di Massa: Il primario: "Ho fatto il mio dovere"

Chiara Sillicani
Indagine sui decessi all'ospedale di Massa: Il primario: "Ho fatto il mio dovere"

Parla il dottor Pampana, indagato per omicidio colposo:«Ho consegnato io le cartelle cliniche agli investigatori» 

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MASSA. È lui, sabato mattina, a chiamare a raccolta l’intero reparto. Ha appena scoperto di essere stato iscritto nel registro degli indagati per i 34 decessi nel reparto di medicina, tra il 20 dicembre 2017 e il 10 gennaio 2018. E lui, Alessandro Pampana, quel reparto dell’ospedale delle Apuane lo dirige. Dal 2015.

La vita in corsia è vita di gruppo, il lavoro è lavoro di equipe e il primario preferisce rivelare e condividere piuttosto che nascondere: «Sono stato io, subito dopo essere stato informato dagli inquirenti - racconta a Il Tirreno - a convocare il reparto e a riferire dell’avviso di garanzia a mio carico». E chi lavora con lui, gomito a gomito - confida il medico - gli fa soltanto una domanda: «Come ti possiamo aiutare?».

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La risposta di Alessandro Pampana è senza fronzoli: «Lavorando, come sempre». Al lavoro il medico c’era anche ieri, nel giorno in cui la sua iscrizione nel registro degli indagati è di dominio pubblico e rimbalza dai giornali alle Tv: «Per me è stata una giornata di lavoro ordinario, in un ambiente che mi ha mostrato solidarietà». Giornata ordinaria anche se lo stato d’animo non è, e non può essere, quello di ogni mattina: «Ho 63 anni e 40 di carriera, sono sempre stato una persona discreta che si tiene lontano dai riflettori, ritrovarsi con il proprio nome su tutti i giornali - ammette il medico - davvero non è facile». Non è facile, ma Alessandro Pampana che con la giustizia e la magistratura mai prima d’ora ha avuto a che fare, non rinuncia al suo profilo di compostezza. Non alza i toni, non reagisce con rabbia, non si concede parole fuori dalle righe: «Non dirò che ho la coscienza a posto perché se posso avere la coscienza a posto lo dovrà dire la magistratura, dico, invece, che se qualcuno riesce ancora a strapparmi un sorriso in questa giornata dura, se sono stato al lavoro regolarmente, è perché sono certo di aver cercato di fare il mio dovere in tutti e 34 i casi». Il piano della giustizia che Pampana non pretende di accertare e il piano professionale su cui è certo, invece, di aver agito al meglio.

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Poi il grande attestato di stima nei confronti del reparto che dirige: se l’unico iscritto nel registro degli indagati, almeno in questa fase, è solo lui, beh per Alessandro Pampana è - come lui stesso lo definisce - «un bene». Perché - per parafrasare le sue parole - consente all’equipe di proseguire a lavorare in piena serenità.

Sui contenuti dell’inchiesta il primario non vuole entrare, ma qualche sassolino dalla scarpa se lo toglie comunque: «Le cartelle cliniche dei 34 pazienti deceduti le ho consegnate io stesso agli inquirenti due mesi fa quando, da persona informata dei fatti e non da indagato, sono stato ascoltato. Dopo aver consegnato tutto, scopro di essere proprio io oggetto di indagine. Capisco che siano procedure previste dalle norme, ma se questa è la legge, è assurda. Dopo l’esposto di Benedetti, ho prodotto una relazione all’azienda su tutti i 34 decessi avvenuti in reparto nel periodo contestato e l’ho fin da subito messa a disposizione. L’ho fornita io alla Procura che, a seguito di quella relazione, ha chiesto anche le cartelle».

Ma nella scarpa c’è anche un secondo sassolino: «Nel mio lavoro mi viene richiesta perizia, cultura medica, rispetto e discrezione. Ecco, io credo che rispetto e discrezione dovrebbero contraddistinguere tutti i lavori».

Sassolini, ma nella magistratura il dottor Pampana conferma piena fiducia e «con piena fiducia attende l’esito delle indagini». Contando sulla solidarietà delle istituzioni aziendali, dei colleghi e del reparto. 

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