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Non ci scatena euforie provinciali semmai ambizioni internazionali

Fabrizio Brancoli
Non ci scatena euforie provinciali semmai ambizioni internazionali

Città abituata ai vip: da Verdi e Puccini a Spencer Tracy, Zico e Mirò. Ma lo spot di Miss Ciccone riaccende l’orgoglio del montecatinese

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MONTECATINI. Se c’è una cosa che non sconvolge la gente di Montecatini, è il contatto con i famosi. È nella nostra genetica, credo: qualcosa che viene da generazioni di ospitalità, per un incrocio tra rispetto e discrezione alberghiera da una parte, e presunzione dall’altra. E poi ci sono famosi e famosi. C’è differenza. Re e capi di stato decidevano le sorti del mondo ascoltando l’orchestra al Tettuccio, Puccini e Verdi scrivevano opere col bicchiere d’acqua in mano, Spencer Tracy e Katharine Hepburn andavano ad amoreggiare in collina, e volete che mi dimeni per un rapper o un centravanti tatuato? Joan Miró, Monicelli ed Helmut Newton erano di casa tra queste strade, e ora mi dovrei eccitare per la protagonista di una fiction? Via, via. Non vedrete mai un montecatinese perdere la testa per la vicinanza con un grande della politica, dello spettacolo o dello sport; e se lo vedrete, con un minimo supplemento d’indagine scoprirete che è un abile infiltrato dalla piana pistoiese o dal Valdarno inferiore.


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Il montecatinese non si aggrappa ai cancelli del Grand Hotel & La Pace per aspettare Pelè, Berlusconi o Celentano. Al massimo cercherà una complicità con il personaggio, al ristorante di un amico; all’alba, mentre il vip fa jogging in pineta, il montecatinese lo sorpasserà di corsa procurandosi contratture e stiramenti ma ostentando grande serenità e apostrofando il famoso con un saluto volante, come se si conoscessero davvero, da tanto, da sempre. E poi se ne vanterà con gli amici all’aperitivo, è chiaro.

Ho incrociato più volte Zico sul marciapiede di corso Roma, negli anni novanta, è l’unica cosa che mi è venuta in mente è stata dirgli: ciao Zico. Punto. Lui sorrideva, credo che non si aspettasse di non essere proprio un idolo o una madonna (appunto) da venerare. Alcuni miei amici l’hanno anche chiamato a giocare a calcetto, senza problema. Abbiamo un orgoglio a chilometro zero, che non ci fa tremare. Però.

Però che soddisfazione sentire Madonna strascicare la parola “Montecatini” e restituirla alla sua internazionalità. Perché quella dovrebbe essere la dimensione dove tornare, dove ri-acclimatarsi: quella è casa nostra, il mondo. Non faremo caroselli perché l’icona del pop ha scelto questo luogo per definirlo magico, o santo: lo sappiamo, che lo è. O almeno lo è stato e potrebbe esserlo di nuovo. Quello spot elegante non ci scatena euforie provinciali: piuttosto ci innesca ambizioni internazionali. Ci sono parole che ora zampillano tra di noi, come l’acqua miracolosa delle nostre terme. Queste parole non sono «che sorpresa» ma «era l’ora».




 

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