Sicurezza
I magistrati si affidano ai periti per cercare il batterio “killer”
Il procuratore capo Giubilaro parla di accertamenti all’inizio E la direttrice dell’Unità di Epidemiologia dell’ospedale «Assunte misure rigorose»
MASSA. Il procuratore capo Aldo Giubilaro lo ribadisce: l’iscrizione nel registro degli indagati del primario Alessandro Pampana scatta per effettuare accertamenti per cui la legge impone che l’interessato sia informato e possa nominare un legale. Iscrizione “di rito”, insomma, e a tutela dello stesso indagato.
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L’inchiesta è ai primi passi e il procuratore lo puntualizza: «Per ora c’è soltanto una ipotesi di reato. Dobbiamo accertare che il reato ipotizzato effettivamente ci sia, quindi attribuire eventuali responsabilità. L’iscrizione del primario - insiste Giubilaro - è strumentale. Il colpevole, sempre che vi sia reato, potrebbe essere una persona diversa dal medico».
E accertare il reato significa, prima di tutto, comprendere se 34 morti (in gran parte anziani o molto anziani), nell’arco di 20 giorni, nel periodo tra dicembre e gennaio, siano una anomalia, quindi ricostruire il quadro clinico dei pazienti e accertare la causa del decesso. Perché - per semplificare - anche nel caso in cui una infezione nel paziente ci fosse, non è detto che quella stessa infezione abbia determinato la morte. Dovranno quindi essere distinti i pazienti deceduti con il batterio da quelli deceduti, se vi sono, per il batterio. Certo sarà un’inchiesta a colpi di perizie: della procura, dell’indagato e delle parti lese (i parenti dei deceduti). La lente sarà puntata sulle infezioni ospedaliere, quelle che da letteratura medica sono correlate alle pratiche assistenziali, e sui batteri Clostridium e Klebsiella. Quei batteri “abitano” nel nostro intestino regolarmente, ma, soprattutto in pazienti con un sistema immunitario debole, magari per una prolungata terapia antibiotica, possono rafforzarsi e portare ad infezioni. Non a caso il pubblico ministero nomina due periti (che per stendere la relazione avranno 90 giorni) anche per accertare il rispetto dei protocolli sulla gestione delle infezioni da parte dell’Asl.
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La dottoressa Paola Vivani, direttrice dell’unità operativa di epidemiologia dell’azienda, assicura che le misure assunte dall’ospedale delle Apuane, per evitare il contagio, sono ancor più rigorose di quanti prescrivano le agenzie internazionali. Protocolli restrittivi che riguardano l’isolamento “funzionale” dei pazienti con infezioni. Perché - spiega la stessa Vivani - il rischio contagio per via aerea che impone il ricovero in malattie infettive c’è soltanto per morbillo e tubercolosi. Negli altri casi, le infezioni si contraggono per contato. E se il contatto non c’è , non può esserci contagio: «Per il clostridium noi siamo rigorosissimi, più di quanto sia prescritto dalle agenzie e mettiamo il paziente, nonostante non sia necessario, in camera da solo o con altra persona con il batterio». L’Asl, insomma, garantisce che le procedure sono state rispettate e il contagio non c’è stato. —C.S..
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