Sicurezza
«Riportatemi il mio bimbo»: il dolore della madre nel letto dell’ospedale
Il nonno: «Questo delinquente ha ammazzato il mio nipotino. Che colpa aveva lui di avere un babbo così?»
SCARPERIA. «Il bimbo, ridatemi il mio bimbo, portatelo qui». Chissà, forse il dolore è un po' come la felicità. Se è troppo forte corregge il tiro, attutisce la realtà per non farcela esplodere dentro. E adesso dalla testa di Annalisa è sparito tutto, la memoria del terrore è sommersa su un letto dietro le porte di questa sala d'aspetto nella rianimazione a Borgo San Lorenzo. Tutto ovattato dai sedativi e da un caos calmo prodotto dallo choc. Chissà, anche l'abbraccio in cui ha avvolto Michele sul terrazzo, quello con cui sperava di salvare il suo piccolo Superman, adesso è diventato uno dei tanti ricordi migliori come quella foto con il costumino del supereroe con cui aveva festeggiato i sei mesi di vita e postata dal nonno a gennaio.
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L'hanno ricoverata qui per proteggerla. Le ferite sul corpo, alla testa, alle braccia, non sono profonde. Quelle nella coscienza non spariranno mai. Così anche per la bimba di 7 anni. È al Meyer, affidata agli psicologi.
«Riportatemelo, dov'è? Perché non lo posso vedere», ha ripetuto ai medici e ha chiesto ai carabinieri che alle 10 si sono presentati in ospedale. Annalisa Landi, 30 anni, l'impiegata con cui Niccolò Patriarchi da anni viveva un amore tossico, sembra aver cancellato tutto ciò che ha contaminato la sua vita. «Solo a tratti – racconta un inquirente – sembra tornare lucida. Sa che il piccolo non c'è più». Che Michele se n'è andato, ucciso dalle “numerose” coltellate alla schiena. Niccolò, il padre, è stato la sua kryptonite. Quest'uomo, informatico, iscritto a gruppi pacifisti come “Giù le armi”, ha usato un coltello da cucina per distruggere tutto ciò che di più caro avrebbe dovuto avere.
VIDEO. La ricostruzione del delitto
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«Questo delinquente mi ha ammazzato il mio nipotino di un anno. Io non so. Non capisco. Forse Cristo non c'è. Che colpa aveva lui perché gli capitasse di avere un babbo cosi», s'è sfogato il nonno, Mauro Landi, in un post seguito da decine di messaggi di cordoglio. «Com'era bello quel bimbo», dice la titolare dell'alimentari a Sant'Agata. Qualche mese fa Annalisa ha postato una foto. Tutta la famiglia sorridente sul divano di casa. Sembra impossibile associare il volto sereno di Niccolò alla cronaca della villetta di Sant'Agata. Michele aveva compiuto un anno il 3 settembre. «Annalisa e Niccolò erano schivi», dicono molti in paese. Lei di Galliano, una manciata di chilometri e colline più in là. Lui nato a Figline Valdarno, per anni vissuto a Sesto e poi trapiantato nel Mugello. L'aveva usata, coinvolta nelle truffe informatiche con cui era finito in guai giudiziari. «Eppure lo difendeva, pensava di poterlo curare» dice Laura, un'amica.
VIDEO Così i vicini
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«Ai servizi sociali aveva chiesto solo sostegno economico un anno fa, non ci erano mai arrivate segnalazioni da parte delle autorità per far scattare misure protettive. Né io ho mai ordinato Tso per Patriarchi», assicura il sindaco di Scarperia Federico Ignesti. Eppure i Tso c'erano stati. «Una tragedia annunciata», dice Maria, badante di una vicina dei genitori dal ponticello romanico di via della Pieve, indicando un punto nei campi lungo il ruscello. Sull'aia s'è sentito un fruscio. Un battere d'ali, il verso di galline dal cascinale in cui vivono i genitori di Annalisa. Michela Di Stefano, mamma e nonna, sta andando ad accudire sua figlia. «Non parlo», ci schiva. Apre lo sportello della Panda. Si ferma. «Silenzio, vogliamo vivere il nostro dolore in silenzio».
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