Il Tirreno

Toscana

Bistecca alla fiorentina patrimonio Unesco: via alla candidatura

Samuele Bartolini

Tra gli sponsor Dario Cecchini, il “re” della ciccia. Tanto entusiasmo ma l’ex ministro Pecoraro Scanio frena:  «Per il riconoscimento della pizza ci sono voluti 10 anni»

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FIRENZE. «Noi gli si vuol bene ai napoletani, ma vuoi mettere la bistecca alla fiorentina con la pizza? Non c’è gara». Il messaggio di Dario Cecchini arriva forte e chiaro. Fate largo. Ecco sua maestà la bistecca alla fiorentina. C’è da piantare una bandiera nel campo Unesco delle tradizioni dei popoli. Bisogna unire le forze per riconoscere la “ciccia” patrimonio dell’umanità. E non importa se la pizza napoletana ha ottenuto lo stesso riconoscimento il dicembre scorso. Anzi.

La fiorentina è più universale della pizza. È il sindaco di Firenze Dario Nardella a chiedere una mano al mitico macellaio di Panzano in Chianti con un messaggino alle 11 di sera. Nardella ha comunicato all’ambasciatrice d’Italia presso l’Unesco a Parigi, Vincenza Lomonaco, l’intenzione del Comune di Firenze, in accordo con l’Accademia della Fiorentina, di avviare la procedura per l’inserimento della bistecca nell’elenco del patrimonio mondiale dell’umanità. Tema rilanciato ieri a Firenze anche alla presentazione della Guida 2019 ai sapori e ai piaceri della Toscana curata da Giuseppe Cerasa per “Repubblica”. E Dario Cecchini non si tira indietro. «Fiorentina caput mundi, è il simbolo gastronomico del convivio rinascimentale. E io non sono solo disposto a dare una mano, io tutti i giorni la affetto questa carne», dice orgoglioso al Tirreno.

Ma c’è chi invita Cecchini a stare coi piedi per terra. «Va bene la mobilitazione della società civile. Giusto cercare un aiuto nel macellaio di Panzano. Ma è sbagliato mettere in competizione la pizza napoletana con la bistecca alla fiorentina», risponde Alfonso Pecoraro Scanio che ci è già passato. «Ero ministro dell’Ambiente nel governo Prodi quando proposi la candidatura della pizza». Tradotto: ci sono voluti dieci anni di impegno per arrivare al traguardo. «Abbiamo portato avanti una petizione che ha raggiunto 2 milioni e 100mila firme in tutto il mondo. La campagna ha coinvolto 100 paesi. Abbiamo dovuto spiegare che la pizza non è solo di una pietanza, ma un’arte popolare e una produzione artigianale», dice Pecoraro Scanio. Certo. L’entusiasmo è positivo. L’orgoglio di un territorio pure.

Ma è pure un errore fare a gara gonfiandosi il petto. Anche perché ci sono altri pretendenti. Il presidente della Liguria Giovanni Toti ha già sventolato la bandierina del pesto alla genovese. Ci si è messo pure l’ex-ministro dell’Agricoltura oggi segretario del Pd Maurizio Martina. La sua bandierina sventola per l’amatriciana. «E con tutto l’affetto che ho per la Toscana bisogna ammettere che la bistecca alla fiorentina non è conosciuta a livello planetario come la pizza», dice Pecoraro Scanio. Insomma. Di strada da fare per la bistecca alla fiorentina ce n’è ancora tanta. Il Comune di Firenze dovrà dimostrare a una platea più vasta possibile di avere tutte le carte in regola per ottenere questo riconoscimento.
 

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