Il Tirreno

Toscana

Uccide a coltellate il figlio di un anno: il delitto durante una lite con la compagna - Video

di Mario Neri
La scientifica con l'arma del delitto e nel riquadro l'omicida, Niccolò Patriarchi
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La scientifica con l'arma del delitto e nel riquadro l'omicida, Niccolò Patriarchi

Scarperia: il piccolo è morto dopo essere stato colpito durante una lite in famiglia nel Mugello, in provincia di Firenze. Niccolò Patriarchi, 34 anni, ha tentato di colpire anche l'altra figlia più grande ma la compagna, Annalisa Landi, l'ha salvata mettendosi di fronte

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SCARPERIA (FIRENZE). Gridava lui, in preda alla collera. Prima ha cominciato ad agitarlo, il coltello. «Era furioso, furioso. Ho sentito gridare Annalisa. Sono corsa alla porta, ho bussato. Non ci credo, non ci credo. Il bimbo, ha ucciso il bimbo», ha raccontato Michela Di Stefano. È stata la prima la sera di venerdì 14 settembre, intorno alle 20, a trovare il nipote Michele Patriarchi, 1 anno, riverso in una pozza di sangue nella casa del genero a Scarperia e a dare l’allarme.

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Ha sentito le grida, i colpi, è corsa su per le scale che conducono alla porta della villetta di sassi e siepi in via San Francesco a Scarperia, in provincia di Firenze, oltre il cancello in ferro battuto, quella casa nella frazione di Sant’Agata, un pugno di case fra il borgo medievale e Galliano nel Mugello. Ma non ce l’ha fatta. Non ha fatto in tempo a fermare un padre diventato omicida. Un uomo diventato lupo. Alla fine, Niccolò Patriarchi, 34 anni, informatico e pregiudicato per truffa, la lama l’ha affondata, una-due-tre volte. Litigava con lei ma voleva arrivare a loro. I bambini. Il piccolo e la figlia più grande, di 7 anni. E alla fine ha colpito quello che per un uomo dovrebbe essere intangibile, il condensato del suo amore e della sua esistenza, suo figlio di un anno e sfiorando la bambina più grande, rincorrendola al culmine della lite con Annalisa Landi, 30 anni, compagna e madre dei bimbi.

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Il piccolo non ce l’ha fatta, aveva festeggiato il primo compleanno il 3 settembre scorso. I soccorritori del 118 e i carabinieri l’hanno trovato in casa, all’8A di via San Francesco. Era sul pavimento, una macchia di sangue sulla maglietta. Hanno provato a praticare il massaggio cardiaco. Non c’è stato nulla da fare; in ospedale, a Borgo San Lorenzo, è arrivato morto. E così, nel paese del Mugello simbolo dei coltelli, mèta da anni di appassionati per la tradizione artigiana tramandata di bottega in bottega, un coltello è diventato strumento di una tragedia terribile.

Solo per il sacrificio della madre, che aveva provato a rifugiarsi sul terrazzo, la bambina più grande non è stata raggiunta dalla furia del padre. Annalisa, anche lei pregiudicata per truffa, gli si è messa di fronte. La lama l’ha ferita alla testa, al volto, alle braccia, al corpo. Nella sera di venerdì era ancora ricoverata in gravi condizioni a Borgo San Lorenzo. Arrivati sul posto, i carabinieri hanno trovato l’uomo sotto choc, in silenzio, e l’hanno portato in caserma. Poi transennato e circondato la villetta. Una casa di pietre in una zona isolata di campagna, a circa 600 metri dal centro della frazione di Sant’Agata.

Le indagini sono coordinate dal pm Fabio Di Vizio, arrivato sul posto poco dopo il nucleo dei militari della scientifica dell’Arma. Per ore gli uomini in tuta bianca si sono aggirati fuori e dentro l’abitazione. Il coltello è stato ritrovato nel giardino. Nella serata di venerdì 14 settembre, alle 23, non era ancora chiaro cosa avesse scatenato la furia di Patriarchi, se gelosia o una crisi legata a un rapporto conflittuale, di una coppia conosciuta da tutti, anche dai militari, come una storia difficile.

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L'AVVOCATO DEL PADRE: "NON RICORDA NULLA"

"È in stato di choc e non ricorda nulla". Così l'avvocato Caterina Manni del foro di Firenze, il difensore nominato d'ufficio per assistere Patriarchi. Il legale lo ha incontrato nel carcere di Sollicciano dove si trova ristretto dopo il fermo di polizia scattato per l'omicidio in flagranza. "Sono andata in carcere a parlarci - ha riferito l'avvocato Manni -, mi ha solo detto che lui aveva lavorato tutta la giornata, poi quando ha terminato era rientrato a casa tranquillo e si aspettava una serata calma. Poi, sull'accaduto non si ricorda più nulla: credo che in questo momento non sia in grado di ricostruire alcunchè o di dare una spiegazione, è in stato di confusione".

RAPTUS DA PATOLOGIA PSICHIATRICA

Potrebbe esserci stato uno scatto d'ira, un raptus, connesso a una patologia psichiatrica, di cui soffrirebbe, alla base del gesto. Questa una primissima ipotesi investigativa che i carabinieri stanno seguendo per determinare il contesto in cui maturato il delitto e individuarne le cause. Secondo gli accertamenti, il 34enne risulta seguito dal Centro di salute mentale della Asl. Nel febbraio scorso era stato ricoverato in ospedale a Borgo San Lorenzo alcuni giorni per sottoporsi ad alcune cure.

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