Sicurezza
Ucciso rarissimo avvoltoio nato e cresciuto in Maremma
Clara, femmina di capovaccaio, era stata liberata il 3 settembre e migrava in Africa Abbattuta nel Trapanese. Il ministro Costa: «Gesto vigliacco, inaspriremo le pene»
È stato ucciso da una fucilata in Sicilia il capovaccaio Clara. L’esemplare femmina era nata a Rocchette di Fazio, in Maremma, ed era stata rilasciata in libertà solo un mese fa nel Parco naturale della Murgia materana, in Basilicata, dal Cerm e dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambienta.
La liberazione era avvenuta in contemporanea a un’altra femmina di tre mesi di nome Bianca, anch’essa nata e cresciuta nelle valli dell’Albegna.
Il capovaccaio è un piccolo avvoltoio che in Italia corre il rischio di estinguersi: sono poco più di dieci le coppie che ancora nidificano nel nostro Paese, concentrate in due sole regioni meridionali (Basilicata e Sicilia). Da anni si cerca di sostenere questa popolazione minacciata, liberando giovani individui nati in cattività in provincia di Grosseto dove ha sede il più grande centro che si occupa di riproduzione del capovaccaio al mondo: il Centro rapaci minacciati di Rocchette di Fazio. Il Cerm svolge da anni questa preziosa e delicata attività grazie alla quale ogni anno si ottengono giovani individui da poter liberare nell’Italia meridionale grazie a complesse operazioni di rilascio.
L’ultima, quella di un mese fa, era stata organizzata nell’ambito del Life Egyptian vulture, un progetto finalizzato alla conservazione del capovaccaio che viene sviluppato in Italia e nelle isole Canarie con il cofinanziamento dell’Unione Europea.
Partite entrambe il 3 settembre dall’area di rilascio per la migrazione verso l’Africa sub-sahariana, le due giovani sono giunte velocemente nella Sicilia occidentale e da lì avrebbero dovuto “saltare” in Tunisia e proseguire il viaggio verso sud. Il 9 settembre, invece, il colpo di fucile di un bracconiere ha stroncato la vita di Clara, a circa 10 km a nord-ovest di Mazara del Vallo, nel trapanese.
Quel colpo ha procurato a Clara due giorni di sofferenza e la morte, impedendo che la sua stessa esistenza e il suo volo potessero rappresentare una speranza in più per la popolazione di capovaccaio italiana.
Sette pallini di piombo distribuiti nel suo corpo sono stati evidenziati dalle radiografie effettuate dall’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia, dove la carcassa era stata portata martedì mattina dai carabinieri del servizio Cites, su segnalazione partita da Semproniano.
Clara era equipaggiata con un dispositivo di monitoraggio che consentiva di seguirne costantemente gli spostamenti e conoscerne la precisa localizzazione.
Dure le reazioni in Italia. «Una stupida fucilata ha interrotto il viaggio della speranza di una specie così minacciata come il capovaccaio, presente in Italia con pochissime coppie nidificanti», commenta il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. «Gesto vigliacco. Dobbiamo fermare il bracconaggio con l’inasprimento delle pene, rendendole efficaci e certe: non è pensabile che il nostro Paese sia ai primi posti per uccisioni illegali di fauna selvatica».
Anche per l’Ispra è «un grave atto di bracconaggio contro una specie in via d’estinzione alla cui reintroduzione in natura il nostro Istituto sta lavorando».
Il vicepresidente del Wwf Italia Dante Caserta: «Contiamo - dice - sull’operato delle forze dell’ordine». Sull’episodio indagano i carabinieri forestali di Palermo. —
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