Acqua, la mossa di Rossi «Una società unica pubblica»
Il governatore annuncia una legge per ripubblicizzare il servizio idrico entro il 2020 Ma servono 300 milioni di euro per liquidare i privati
FIRENZE
Una holding interamente pubblica per gestire il servizio idrico in Toscana. Una “rivoluzione” da attuare con una legge ad hoc da varare prima della fine della legislatura. Enrico Rosi ne è convinto: la ripubblicizzazione dei servizi pubblici non è un tema che il centrosinistra può permettersi di consegnare ai 5 Stelle. Il governatore ha lanciato la sua proposta ieri in Consiglio regionale., ricordando il plebiscito al referendum del 2011, quando il 96% degli italiani andati alò voto si espresse per l’acqua pubblica.
La legge nazionale del 2014, ha ricordato il presidente, prevede che alla scadenza delle concessioni la società che copre oltre il 25% della popolazione, rilevi le altre spa miste. La prima scadenza in Toscana sarà con Publiacqua, ed entro il giugno 2021 l’Autorità idrica toscana dovrà predisporre il nuovo affidamento. Una serie di «passaggi a cascata» che per Rossi dovrebbero concludersi «con una legge regionale concertata». Ai Comuni il compito di individuare la società a completa partecipazione pubblica, secondo il modello cosiddetto in house providing, individuando un soggetto finanziario pubblico (ad esempio collegato a Cassa Depositi e Prestiti o alla Banca europea degli investimenti) che possa intervenire. Un percorso in salita, però. Di qui al 2020 l’Ait ha programmato opere per 2,2 miliardi di euro fra le spa della regione. E liquidare le quote provate può richiedere una spesa che oscilla fra i 250 e i 300 milioni, il grosso da versare alla romana Acea. Un fronte che ieri ha innescato un battibecco fra Rossi e il capogruppo 5 stelle Giacomo Giannarelli. Il pentastellato mette il dito nella piaga: «Nel Pd e nella maggioranza non tutti sono d’accordo sulla ripubblicizzazione». Rossi ribatte: «Perché non chiedete alla Raggi di ritirare Acea dalle nostre partecipate. I toscani non vogliono che le casse di Roma e di Caltagirone vengano rimpinguate con i loro soldi». Ma il Consiglio regionale, ieri, ha anche approvato una risoluzione per impegnare le spa a non aumentare ancora le tariffe. —
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