Renzi in tribunale sulle spese “pazze” «Ora basta bugie»
L’ex premier in aula per la querela contro un dipendente del Comune che lo aveva accusato di aver sperperato 20 milioni della Provincia
FIRENZE
Ieri alle 11,30, Matteo Renzi si è presentato nel tribunale di Firenze per testimoniare nel processo contro Alessandro Maiorano, il dipendente del Comune che lo aveva accusato di aver sperperato 20 milioni di euro con "spese pazze" all'epoca in cui era un giovane presidente della Provincia. Il processo era iniziato nel luglio del 2014 proprio a seguito di una querela per diffamazione presentata dall'attuale senatore del Pd, che però per quattro volte non si era presentato in aula nonostante la convocazione dei giudici, motivando la sua assenza con gli impegni istituzionali di Presidente del Consiglio e di segretario del Pd. Nel corso dell'udienza non sono mancati attimi di tensione. Maiorano, difeso dall'avvocato Carlo Taormina, per due volte ha interrotto Renzi. In entrambi i casi il giudice lo ha allontanato dall'aula, la seconda volta facendo intervenire anche un carabiniere, dopo che Maiorano si era rivolto a Renzi dicendo «Stai prendendo per il c... il mio avvocato». Il senatore del Pd, difeso dall'avvocato Federico Bagattini, ha spiegato di aver querelato Maiorano perché lo ha accusato di "spese pazze", proprio mentre stava preparando come premier il bilancio dello Stato. «Le spese - ha detto ancora Renzi - avevano finalità istituzionale ed erano da me controllate ed erano da me controllate attraverso le voci del bilancio». «Abbiamo avuto verifiche del Mef e della Corte dei Conti ma non c'è stata mai nessuna condanna». Secondo le affermazioni di Maiorano, le presunte "spese pazze", l'inchiesta sulle quali è finita con un archiviazione, erano attribuite al cerimoniale della provincia quando alla presidenza c'era Renzi. Renzi querelò Maiorano nel 2013, decidendo poi di costituirsi parte civile nel processo. «Da oggi si inizia la fase tolleranza zero - ha dichiarato il senatore del Pd uscendo dall'aula -, sono circondato da centinaia di frasi false, offese, insulti, dichiarazioni che assomigliano più a fake news che alla realtà. Abbiamo deciso di iniziare a querelare e citare in giudizio per risarcimenti civili».
MATTEO LEONI
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