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Spunta un'altra mail inviata da Lanzalone a Lemmetti: «Il ministro Bonafede mentì»

Federico Lazzotti
Spunta un'altra mail inviata da Lanzalone a Lemmetti: «Il ministro Bonafede mentì»

Livorno, il guardasigilli conosceva l’avvocato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sullo stadio di Roma. Nogarin lo difende, le opposizioni all’attacco

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LIVORNO. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede conosceva e aveva rapporti con l’avvocato Luca Lanzalone, l’ex presidente di Acea arrestato nel giugno scorso nell’ambito dell’inchiesta sullo stadio di Roma, almeno dal 7 gennaio 2016. La conferma è nella mail inviata dall’attuale guardasigilli al legale e pubblicata il 4 settembre dal Tirreno dove Bonafede fa da regista nelle fasi iniziali della collaborazione tra lo studio Lanzalone e il Comune di Livorno per alcune consulenze. Eppure Bonafede il 2 agosto scorso in Parlamento – come hanno ricordano i deputati del Pd – «ha negato di aver avuto alcun rapporto negli ultimi sei anni con Lanzalone». E dunque avrebbe mentito.

Ma il ministro della Giustizia non è l’unico esponente del governo giallo-verde a conoscere Lanzalone da tempo. Perché nella richiesta di archiviazione dell’indagine che riguarda l’azienda dei rifiuti livornese, dove tra gli altri sono stati prosciolti il sindaco pentastellato di Livorno Filippo Nogarin e l’attuale assessore al bilancio della capitale Gianni Lemmetti (fino all’agosto scorso in Toscana), compare anche il nome del vicepremier Luigi Di Maio.

A tirarlo in ballo un’altra mail che Massimiliano Tolone, componente del consiglio di amministrazione di Aamps, ha mostrato agli investigatori durante l’interrogatorio del 16 maggio 2016. «Mi viene chiesto – si legge – in quale veste lo studio Lanzalone interveniva nella vicenda Aamps. A tale proposito – racconta ancora – vi esibisco una mail inviata dal Lanzalone al Lemmetti, e per conoscenza anche all’avvocato Francesco Costantini, Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede, con la quale lo studio Lanzalone dava la disponibilità ad assistere il Comune di Livorno, i rappresentanti dello stesso e le società partecipate. Lemmetti – prosegue – ci girò tale messaggio perché avevamo chiesto di sapere a che titolo potevamo avvalerci dei servizi professionali dello studio Lanzalone nonché come dovessero regolarsi i compensi. In risposta si limitò a citare la mail».

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Un caso giudiziario archiviato – secondo la Procura non ci sono reati – che ha scatenato una battaglia politica tra Cinque Stelle e Partito democratico che definisce «bugiardo» il ministro grillino chiedendo un chiarimento attraverso un’interrogazione in Commissione inviata al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro della Giustizia. «Nogarin deve subito rendere pubblica la mail. Per legge. E per decenza e trasparenza. O volete fare come Salvini sui 49 milioni? Malafede», aggiunge il senatore Pd Dario Parrini. «Non è tollerabile che vi siano ombre di questo tipo sul ministro della Giustizia della nostra Repubblica» rilancia il deputato dem Andrea Romano. «Ha mentito», sottolinea la senatrice Simona Malpezzi. «Una mail inviata dall’allora deputato pentastellato sembra affermare il contrario» rincara la senatrice Valeria Valente. Un chiarimento immediato lo reclama anche Alessia Morani, della presidenza del gruppo Pd alla Camera. Mentre il senatore Ernesto Magorno chiede al ministro «un gesto di buon senso» e aggiunge: «Ha mentito al Senato e all’Italia intera, non ci sono giustificazioni».

Bonafede, che abbiamo cercato di contattare, non ha risposto direttamente. A difenderlo ci ha provato Nogarin che però non smentisce il carteggio tra il ministro e Lanzalone: «L’ex segretario regionale del Pd Parrini – dice – dopo aver distrutto il suo partito in Toscana, vuole fare a pezzi anche il diritto. La mail cui fa riferimento non è un atto pubblico ma una comunicazione privata. In più non aggiunge nulla a quanto già accertato dalla procura. Ovvero che i rapporti tra il Comune di Livorno, Aamps e lo studio Lanzalone si sono svolti nella massima correttezza, trasparenza e legalità».

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