Gioco
Furbetti del cartellino: al mercato, al bar o a farsi i capelli invece di lavorare. Chi sono gli arrestati
Retata choc a Massa Carrara in Provincia e al Genio: da ottobre 2016 a maggio 2018 centinaia di controlli effettuati dai carabinieri sui dipendenti pubblici attraverso pedinamenti e filmati fatti fuori dagli uffici
MASSA. Non solo il barista e il tabaccaio, c’erano anche il dipendente della Provincia che lavorava nella rivendita di mobili di famiglia: un’attività conosciuta che veniva frequentata anche dai colleghi, anzi in molti casi era il furbetto a consigliare quale comò prendere piuttosto quale scrivania abbinare al divano in stile moderno. Probabilmente anche chi comprava doveva stare in ufficio e invece era a zonzo, in ogni caso è un’immagine che raccapriccia. E dà un senso di disgusto. Come hanno fatto capire gli inquirenti, che si sono trovati a visionare ore e ore di filmati di persone che non facevano il loro dovere e così sono stati arrestati.
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AL MERCATO, A FARSI I CAPELLI E IN CHIESA
Di fronte a questi assenteisti, fa sorridere - per la scarsa fantasia - il funzionario ripreso in palestra mentre solleva pesi sulla panca; in realtà avrebbe dovuto essere altrove, magari a impedire ai suoi sottoposti di cimentarsi in mestieri come quelli del barista, tabaccaio o mobiliere, ma è talmente banale la sua furbata che non si può infierire più di tanto.
Dall’ottobre del 2016 al maggio del 2018 il nucleo investigativo dei carabinieri di Massa si è trovato a contrastare settanta persone perbene che con molta leggerezza, mentre le pratiche restavano ferme, sfilavano tra le bancarelle del mercato settimanale (le riprese mostrano due donne che chiedono lo sconto mentre acquistano una padella antiaderente) oppure si facevano spuntare i capelli dal parrucchiere. E si inventavano davvero di tutto: timbrature omesse, simulate, effettuate in luoghi non autorizzati o tramite familiari o colleghi compiacenti e false certificazioni. E tutto questo per avere un’ora in più nella pausa pranzo, per rientrare da un servizio esterno molto prima di quanto autocertificato (peccato poi che il telepass li abbia inchiodati alle loro responsabilità) oppure per andare in chiesa. E già perché c’era chi andava a pregare, non rendendosi conto che un peccato lo stava facendo pure in quel momento.
E a proposito di chi doveva controllare ma non lo ha fatto, come si fa a dimenticare il comandante della polizia provinciale, Giorgio Ceragioli. Doveva dirigere un ufficio con quattro uomini, era lui il supervisore della squadra. Adesso i suoi detrattori dicono che non lo vedevano mai. Del resto quando c’era la stagione venatoria doveva stare fuori a guardare che i cacciatori si comportassero correttamente. L’unica volta che si faceva vivo era per risolvere le beghe che scoppiavano ai seggi tutte le volte che gli apuani venivano chiamati alle urne. Chi lo conosce giura che lavorava moltissimo, la procura a questa affermazione invece arriccia il naso.
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CHI SONO GLI ARRESTATI
Ecco i 26 ai domiciliari: il comandante della polizia provinciale Giorgio Ceragioli, il messo Alessandro Puccetti, Emilio Venturini, l’autista del presidente della Provincia Marco Andrea Nari, Andrea Battistini, Sergio Bernacca, Laura Elda Bertoncini, Maria Antonietta Candeloro, Luigi D’Argliano, Gianni Dell’Ertole, Riccardo Francesconi (viareggino), Pier Luigi Frustaci (Genio Civile), Andrea Giusti, Lara Innocenti, Emwan Kuldheril (originario della Thailandia, dipendente Genio Civile), Massenzio Lanini, Santo Macaluso, Diego Morabito (fortemarmino), Laura Pantera,Giuseppe Rossi, Massimo Salvatori, Simonetta Sergiampietri, Giovanni Tassi, Emilio Venturini (Genio Civile), Renato Di Scuso, Maria Teresa Zattera (Provincia).
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