Il Tirreno

Toscana

pisa: il risarcimento morale a san rossore 

Le scuse dei rettori agli Ebrei espulsi dalle scuole nel 1938

Danilo Renzullo

Con la Cerimonia del Ricordo ammenda alle leggi razziali Il 20 settembre gli atenei riconosceranno colpe e complicità

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pisa

Il sindaco di Pisa, Michele Conti, chiede scusa. L’Università lo farà tra pochi giorni. A San Rossore risuona, però, il monito del presidente della Regione Enrico Rossi: «È giunto il momento di apprendere le lezioni della storia ed evitare pericolose regressioni: si avvertono analogie con il passato e per questo occorre preparare argini adeguati affinché la storia non si ripeta». Pisa e la Toscana ricordano la firma delle leggi razziali fasciste e, nell’80esimo anniversario, lo fanno negli stessi posti, la Tenuta di San Rossore a Pisa, dove il 5 settembre 1938 il re Vittorio Emanuele III promulgò quelle leggi che avrebbero dato avvio anche in Italia alla persecuzione degli ebrei.

Questo abominio sarà ricordato attraverso decine di iniziative (a Pisa, Firenze, Lucca e Siena) riunite nel programma “San Rossore 1938” promosso dalla Regione e organizzato dalle Università toscane, che culmineranno nella “Cerimonia del ricordo e delle scuse” quando, per la prima volta, un rappresentante delle istituzioni offrirà un risarcimento morale ai rappresentanti delle comunità ebraiche italiane. Il 20 settembre, il rettore dell’Università di Pisa Paolo Mancarella, alla presenza di tutti i rettori delle Università italiane, riconoscerà la responsabilità per gli atti che a partire dall’adesione al “Giuramento di fedeltà al fascismo” del 1931 videro il mondo universitario silente e complice verso le scelte del regime che giunsero fino all’emanazione delle leggi razziali. «Il nostro compito - sottolinea Mancarella - è di far capire che ciò che ha riguardato gli ebrei italiani può riguardare chiunque. Il mostro è dietro l’angolo ed è nostro compito vigilare per garantire che qualunque focolaio sia impedito e stroncato fin dal suo nascere». Quel mostro pronto a vomitare nuovo odio che il presidente della Regione invita a respingere: «Una grande inquietudine pervade tutti i democratici - sottolinea Rossi -avvertiamo analogie e l’idea che la storia possa ripetersi. Oggi come allora siamo di fronte a una crisi economica che genera impoverimento, anche morale. Anche allora ci fu un fenomeno di immigrazione, dall’est verso la Germania, e si parlò di invasione cercando negli “altri” la colpa della crisi. Non ci sono le condizioni che prepararono l’ascesa del fascismo, ma è giunto il momento di apprendere le lezioni della storia ed alzare argini per evitare pericolose regressioni: non dobbiamo far passare l’idea che i problemi siano generati da una razza o da un’etnia». I problemi ci sono - prosegue Rossi - ma devono essere «affrontati con razionalità e se c’è qualcuno che pensa che nella Toscana multietnica (407.000 stranieri vivono regolarmente sul territorio regionale) si possa vivere tornando indietro, magari con un’operazione di pulizia etnica, non conosce la Toscana, dove interi comparti funzionano grazie agli stranieri». Si deve ricordare il passato per impedire che i semi dell’odio possano nuovamente germogliare. «Le aggressioni e le parole d’odio sono segnali angoscianti ed inquietanti», aggiunge Noemi Di Segni, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane dopo aver deposto con le autorità civili e militari tre corone di alloro davanti alla targa nel Parco di San Rossore che dal 2012 ricorda la firma delle leggi razziali. «È necessario tenere viva la memoria affinché non si ripetano più quegli orrori - conclude il sindaco Conti -. Pisa è una città che ha una storia di grandi aperture e di relazioni verso mondi diversi e per questo quelle firme appaiono come un inaccettabile paradosso. A nome della città chiedo scusa per quell’infamia che si consumò 80 anni fa». —

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