Il Tirreno

Toscana

Azienda rifiuti di Livorno, tutti prosciolti. Ma spunta la mail di Bonafede a Lanzalone

Federico Lazzotti
Il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin (a destra) con l'ex assessore Gianni Lemmetti (Pentafoto)
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Il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin (a destra) con l'ex assessore Gianni Lemmetti (Pentafoto)

Cadono le ipotesi di bancarotta, falso in bilancio e abuso d’ufficio per 17 indagati, tra cui il sindaco Nogarin e l’ex Cosimi

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LIVORNO. Quando a Livorno scoppiò l’inchiesta sui rifiuti – siamo nel maggio 2016 – il caso Nogarin, sindaco grillino indagato per tre diverse ipotesi di reato, diventò terreno di scontro politico a livello nazionale, soprattutto in vista delle elezioni amministrative di Roma. A distanza di oltre due anni (ma l’inchiesta era partita nel 2015) il Tribunale ha archiviato l’indagine “Città pulita” sulle presunte irregolarità nella gestione di Aamps, l’azienda pubblica dei rifiuti che da un anno e mezzo è in concordato preventivo in continuità dopo aver superato i 40 milioni di euro di debiti.

Oltre a Nogarin, sono sedici le persone prosciolte tra amministratori, manager e dipendenti pubblici. Tra questi spiccano i nomi dell’ex assessore al bilancio Gianni Lemmetti, ora nella squadra di Virginia Raggi nella capitale e l’ex sindaco Pd Alessandro Cosimi.

«Non ho mai avuto dubbi sulla bontà delle scelte che io e la mia amministrazione abbiamo compiuto da quando ci siamo insediati, facendo venire alla luce anni di mala gestione dell’azienda – scrive il sindaco pentastellato su Facebook – resta da capire come si sia creato il famoso debito da 42 milioni di euro». A questo penserà la Corte dei Conti che ha aperto un fascicolo dopo aver ricevuto gli atti della procura dove si evidenziano «importanti profili di danno erariale».

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I reati che erano stati contestati riguardavano un arco temporale compreso tra il 2012 e il 2016. E andavano dalla malversazione ai danni dello Stato (nel 2013 per l’utilizzo indebito di finanziamenti rilasciati dalla Regione a Aamps, 1 milione di euro), all’abuso di ufficio connesso a false fatturazioni (1,6 milioni emesse da Aamps al Comune e pagate dal Comune stesso nel 2012). A questi si erano aggiunte le ipotesi di falso in bilancio e bancarotta fraudolenta. Poi l’abuso d’ufficio per l’assunzione dei 33 precari decisa dalla giunta Nogarin nel 2016 e la revoca del penultimo consiglio di amministrazione nello stesso anno.

Infine l’affidamento allo studio dell’avvocato Luca Lanzalone, arrestato nel giugno scorso nell’ambito nell’inchiesta sugli appalti a Roma, dell'incarico di seguire la procedura di concordato per Aamps. E affidando in un ristretto arco temporale due incarichi alla studio legale per 90 mila e 34.500 euro frazionandoli volutamente ma non indebitamente. È stato Massimiliano Tolone, attuale vicepresidente dell’azienda, ad aver spiegato agli investigatori come lo studio Lanzalone abbia avuto quell’incarico.

Dalle indagini – si legge nella richiesta di archiviazione – «è emerso che lo studio Lanzalone & Partners costituisce dalla fine di dicembre 2015 un punto di riferimento per il Comune di Livorno in particolare in vista della revoca del Cda del gennaio successivo, formalizzato con una mail rinviando a un secondo momento le modalità del compenso. La sussistenza di una collaborazione non occasionale già in essere viene evidenziata in una mail dell’avvocato Alfonso Bonafede (oggi ministro della giustizia ndr) indirizzata anche a Nogarin, Lemmetti, Lanzalone e all’avvocato Francesco Costantini datata proprio 7 gennaio».
 

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