Gioco
I pescatori puliscono, gli yacht insozzano: la guerra “sudicia” degli spazzini del mare
Salvatore e la sua motopesca “Marti e Lisa”, insieme a una ventina di colleghi che fanno parte della cooperativa che raggruppa la flotta livornese, si è trasformato in uno spazzino dei nostri mari aderendo al progetto “Arcipelago pulito”
LIVORNO. Quello che ti resta addosso dopo quattordici ore trascorse in mare, sotto al sole che picchia, con trenta chili e più di spazzatura accatastata a bordo dentro a sacchi neri, tra reti, cime, carrucole e cassette di triglie, è un misto di decomposizione della materia e rabbia civile.
Salvatore Vitiello, armatore di lungo corso che domani compie 72 anni, quel tanfo «che rivolta anche uno stomaco allenato come il mio», lo ha ribattezzato «colera degli abissi» ed è l’ultimo stadio di una malattia degenerativa che ci ammorba. Si chiama inquinamento e sta avvelenando non solo le nostre acque ma quelle di mezzo mondo, tanto pericoloso da far nascere movimenti spontanei che cercano di ripulire e curare l’ambiente marino, dall’Australia fino alle Hawaii, passando per la Toscana.
Salvatore e la sua motopesca “Marti e Lisa” insieme a una ventina di colleghi che fanno parte della cooperativa che raggruppa la flotta livornese, dall’aprile scorso si è trasformato in uno spazzino dei nostri mari aderendo al progetto “Arcipelago pulito” di cui fanno parte, tra gli altri, Regione, Legambiente e Unicoop Firenze.
«Vado a pescare dal 1962 – prosegue mentre passa al setaccio una rete da strascico – e in più di cinquant’anni, in mezzo a queste maglie, ho trovato di tutto: lavatrici, motorini, biciclette, una – ricorda – l’ho portata dal meccanico e ora funziona. Ma anche lattine, filtri, taniche di olio esausto. Prima questa roba la ributtavamo in mare. Adesso invece la mettiamo a bordo e poi la scarichiamo in quel cassone blu», dice indicando una maxi struttura in ferro che Labromare, ditta che si occupa di rifiuti speciali, svuota e poi invia a un’azienda specializzata che ricicla gran parte del materiale dandogli una seconda vita.
«Il problema – va avanti Vitiello – è che noi raccogliamo quello che possiamo ma dall’altra parte servono più controlli da parte delle autorità, soprattutto nei confronti degli yacht e delle navi da crociera, perché altrimenti diventa inutile».
Leonardo Minò che in banchina tutti chiamano Franco («Quando mi imbarcai per la prima volta – chiarisce – a bordo eravamo in tre con lo stesso nome e il capitano mi ha ribattezzato così...») è ancora più esplicito. «A certi comandanti dell’ambiente non importa un bel niente (l’espressione è molto più colorita ndr). Buttare gli scarti a fondo è più comodo e costa nulla. Invece se la devi smaltire ti tocca pagare. Ecco perché bisognerebbe fare multe più salate o addirittura arrestare il responsabile. Così, secondo me, qualcosa cambierebbe davvero».
In oltre cinque mesi, i sei pescherecci che hanno aderito al progetto pilota e che adesso aspettando di essere pagati («Abbiamo versato le prime tre fatture alla cooperativa che poi dividerà i compensi e aspettiamo le altre», replicano da Unicoop Firenze) hanno raccolto in tutto sedici quintali di rifiuti. E di “Arcipelago pulito” si è parlato a Bruxelles dove è stato illustrato al Parlamento europeo e al commissario Ue. Ecco perché adesso che l’iniziativa sta per concludersi – finirà a fine mese – l’assessore regionale Vittorio Bugli ha chiesto un incontro al ministro dell’ambiente per trasformare questa iniziativa in una legge che colmi un vuoto normativo che ha il sapore della beffa.
Il perché lo spiega Alessio Morlè, comandante del peschereccio di famiglia e uno dei cacciatori di plastica più prolifici della flotta, tanto che sul cellulare ha una galleria degli orrori che ha recuperato dove spicca una lattina di Coca Cola dei mondiali del 1978 in Argentina. «Dal primo ottobre – fa notare portando un sacco nero con dentro il “pescato rifiuto” del giorno – è che facendo lo stesso lavoro di recupero spetterà a noi pagare. Per questo, anche se a malincuore, saremmo costretti a smettere...».
Un fermo pesca obbligato che l’assessore spera duri il meno possibile. «Gli obiettivi sono tre: far approvare una legge che tuteli i pescatori da possibili sanzioni e costi aggiuntivi visto che si tratta di rifiuti speciali, allargare l’esperimento, a cominciare proprio dalla Toscana, e fare un’opera di sensibilizzazione per vedere da dove arriva l’inquinamento. Un disegno che ci permetterebbe di pulire il mondo 365 giorni l’anno». E far sparire così quel tanfo di colera che sale dagli abissi e sta uccidendo il mare.
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