Il Tirreno

Toscana

persecuzione sul luogo di lavoro 

Prima le molestie, poi l’acido nel bicchiere

Gabriele Buffoni
Prima le molestie, poi l’acido nel bicchiere

Il camaiorese Nicola Altemura scampa all’aggressione di una collega che avrebbe tentato di avvelenargli l’acqua in ufficio  

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camaiore

Solleva il braccio per prendere un sorso d’acqua dalla bottiglietta posata sulla scrivania ma, sentendo che bruciano la lingua e la gola, come corrose, fa appena in tempo a sputare via il liquido. Un riflesso istintivo, dettato dal dolore e dal sapore acre dell’acido in bocca.

È stato questo a salvare la vita a Nicola Altemura, impiegato nella sede Eni di San Donato Milanese che, martedì pomeriggio, ha evitato per un soffio il tentativo di avvelenamento da parte di una collega. Sarebbe, infatti, Elena Bisi, 52 anni, anche lei dipendente nella filiale della multinazionale, la principale sospettata per gli inquirenti: il movente sarebbe proprio da ricercare nelle tensioni che, nell’ufficio di San Donato, erano andate instaurandosi tra la donna - che dal 2013 ricopriva il ruolo subalterno di collaboratrice del versiliese - e Altemura. «Negli ultimi tempi - spiega l’avvocato Giacomo Lunghini dello studio Lunghini-Sangiorgio di Milano che cura per la vicenda gli interessi dell’uomo - i rapporti tra loro erano andati deteriorandosi: per vari motivi era venuta meno la fiducia tra Altemura e la sua collaboratrice, che aveva totalmente mutato il proprio comportamento nei suoi confronti». Al punto tale da insospettirlo e da spingerlo a ipotizzare un coinvolgimento della Bisi anche di fronte ai carabinieri di San Donato Milanese presso cui si era recato il 27 agosto per sporgere denuncia contro ignoti a causa di alcune recenti molestie telefoniche che aveva ricevuto.

«Di fronte ai militari - spiega Lunghini - pur non accusando apertamente la donna, aveva ipotizzato che fosse lei l’autrice delle telefonate collegando quanto gli era accaduto ad un altro fatto precedente che aveva coinvolto un’altra dipendente dell’azienda». Si tratta di una 35enne, collega di Altemura, che aveva presentato denuncia contro ignoti per molestie telefoniche e per sfregi alla propria auto e alla porta di casa realizzati con vernice spray.

L’ipotesi ventilata dal versiliese ai carabinieri non è bastata tuttavia ad evitare il tentativo di avvelenamento, verificatosi il giorno successivo. E che soltanto per un caso fortuito non ha avuto esiti peggiori rispetto alle lesioni riscontrate alle papille gustative dell’uomo. «Voglio solo riprendermi e non pensarci più - commenta, interpellato da Il Tirreno, Nicola Altemura - ora sto bene: per fortuna mi sono accorto appena in tempo di quello che stava accadendo».

Gli investigatori intanto, con la collaborazione di Eni, hanno scoperto l’utenza da cui arrivavano le telefonate e, nella borsa della Bisi, hanno trovato una bottiglietta con l’avvertenza di sostanza pericolosa e una siringa. In casa della donna sono state poi trovate delle bombolette spray e ricerche in internet su come acquistare acido o sostanze simili. Tutti indizi che hanno spinto i militari ad arrestare la 52enne. —

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