Lutto
Spariranno le tracce nere dell’eccidio nazista: l’ostello della pace nella casa dell’orrore - Video
Stazzema, la cancelliera Merkel sostiene il restauro dell'abitazione dove venne sterminata la famiglia di Enrico Pieri, superstite della strage. La struttura ospiterà 30 posti per i giovani che visiteranno il paese
STAZZEMA. Sul pavimento della cucina ci sono ancora le tracce nere dei corpi carbonizzati della sua famiglia. I suoi genitori, le sue sorelle, i suoi nonni, i suoi zii, tutti accatastati uno sopra all’altro e poi bruciati come paglia. Ed eccola ancora lì dietro la porticina del sottoscala dove lui riuscì a nascondersi per un soffio, diventando, a dieci anni, spettatore occulto della follia nazista a Sant’Anna di Stazzema.
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I colpi di mitra, il rumore dei corpi che cadono a terra, parole in tedesco, l’armonica che suona sopra i cadaveri, le risate, e il lanciafiamme, il fumo che avvolge la stanza, l’aria che diventa irrespirabile, e infine la fuga in un campo di fagioli da dove guardò quella casa, la sua casa, e realizzò: «Sono rimasto solo al mondo». Enrico Pieri adesso ha 84 anni e ha deciso di donare al Comune quella casa pietra miliare dell’eccidio del 12 agosto 1944 per farci un ostello della gioventù: l’ostello della pace, si chiamerà. Il sindaco, Maurizio Verona, dopo la donazione si è mosso subito per mari e per monti per trovare i finanziamenti e nel giro di pochi mesi ha avuto l’okay di Angela Merkel in persona. «La vostra iniziativa – scrivono dall’ufficio della Cancelliera – è degna di nota e commemora i crimini commessi in passato e dovrebbe essere dedicata alla promozione del rapporto tra i giovani in Europa».
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No, non è solo il risarcimento morale di una nazione che si trascina dietro sensi colpa inconsci come il peccato originale. È il messaggio di una voglia di Europa, come doveva essere e non è ancora mai stata del tutto, inviato proprio nei giorni del summit a Milano fra i due leader antieuropeisti e antimigranti, il vicepremier italiano Matteo Salvini e il primo ministro ungherese Viktor Orban. È una nuova conciliazione che innalza Sant’Anna da paese della strage a paese simbolo di un patto di rottura, un contratto rivoluzionario contro l’antieuropeismo dilagante. «L’ufficio estero e l’ambasciata tedesca a Roma – si legge ancora in quella lettera – contatteranno voi e le corrispondenti istituzioni italiane per prendere in considerazione un altro sostegno congiunto all’iniziativa». Si farà quell’ostello, si farà insieme. Ecco cosa vuole dire quella lettera.
Il progetto, Pieri, lo teneva nel cassetto da anni («voglio lasciare qualcosa quando me ne andrò e vorrei lasciarlo ai giovani, affinché vengano a capire cosa è successo qui», racconta) ma la donazione è stata concretizzata a marzo. Si tratta della porzione di una vecchia palazzina di tre piani in località “I Franchi”, sulle colline di Stazzema, che potrebbe accogliere fino a 30 ragazzi. Il sindaco Verona vorrebbe dedicare una stanza anche all’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Fu lui, nel 2000, in occasione della cerimonia per l’anniversario della Liberazione al monumento Ossario che ricorda le 560 vittime dell’eccidio, a lanciare l’idea di un Parco nazionale della pace. Il parco è stato istituito, come ente, proprio quest’anno.
Il costo per la realizzazione dell’ostello si aggira, secondo una prima stima del Comune, attorno agli 800mila euro. «L’ambasciata tedesca – spiega il sindaco Verona – si è impegnata a finanziarlo tutto. Spero che si concretizzi veramente e che non siano i soliti proclami. Io sono forse un sognatore e avrei potuto anche lanciare una raccolta fondi internazionale».
Enrico Pieri di parole ne ha poche, ma bastano: «È un’emozione enorme. Adesso ho unico sogno: vedere quell’ostello finito». Quando emigrò in Svizzera, negli anni ’60, dovette scegliere se far studiare al figlio il francese o il tedesco come seconda lingua. Scelse il tedesco. Un primo dono per un’Europa unita.
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