Il Tirreno

Toscana

Rignano “orfana” di Renzi alla festa Dem: per la Bellanova slitta l’investitura per il Nazareno

Mario Neri
La senatrice Teresa Bellanova insieme ai dirigenti locali del Pd alla Festa dell'Unità di Rignano sull'Arno
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La senatrice Teresa Bellanova insieme ai dirigenti locali del Pd alla Festa dell'Unità di Rignano sull'Arno

L’ex premier non è fra gli ospiti d’onore. La pasionaria dem pronta a correre per la segreteria nazionale: «Ci sono» .

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RIGNANO SULL’ARNO. Forse questo pedalò è la metafora di tutto. Sta qui, solitario, vicino all’area dibattiti ancora deserta, con la scritta «si prega di non salire, mezzo di soccorso in caso di esondazioni». I dem rignanesi credono che la minaccia arrivi dall’Arno. Il fiume scorre lungo il campo sportivo e i tendoni, e in pochi sembra si siano accorti che lo tsunami è già passato. «Per forza s’è perso, non s’è fatto che leticare e leticare. Eh, ma che errori e errori... Noi siamo con Matteo. Tutti. E un t’azzardare a scrivere che s’è cancellato il Renzi», intimano due “veterani”, implorando poi l’anonimato e occhieggiando verso il tavolo della famiglia.

Sì perché anche se questa è la casa-madre, anzi la casa-padre del renzismo – dato che Tiziano anche stasera è qui che gira, controlla, coordina i volontari e versa spumante ai tavoli della festa dell’Unità – Matteo quest’anno non è finito nei manifesti. Il programma va avanti dal 24 agosto al 2 settembre, ma i dem non han trovato una data fra i dieci giorni di incontri, dj set, pizzica, balli caraibici e tombolone per inserire il figliol prodigo, l’ex premier ed ex segretario Pd che da ex appunto quest’anno sarebbe pure stato un po' più sgravato di impegni. Solo due i big chiamati a surriscaldare la militanza: martedì c’è stato Roberto Giachetti e stasera (giovedì 30 agosto) c’è Teresa Bellanova, la ex sindacalista e rossa pasionaria trasmigrata da Cuperlo al verbo della Leopolda. Per il resto, niente, nemmeno un petaluccio del Giglio Magico.

«Macché rinnegati. Matteo stasera doveva esserci. Ma mi ha chiamato e detto che sarebbe stato impegnato con le riprese del suo docufilm a Firenze, verrà un altro giorno. Comunque, dal 2014 non è mai stato nel cartellone come ospite. Semplicemente perché è uno della comunità. E noi siamo con lui. È sempre venuto quando voleva, anche senza avvisare», si infiamma alla prima domanda Maurizio Bugli. È il nuovo segretario comunale, ha preso le redini del Pd rignanese dopo la batosta di un anno fa. Ecco, ci sovviene il pedalò. Sembra un bug informatico, un errore nel codice digitale dei dem. Tanto che ti vien da pensare: ma è Rignano o siamo in Matrix, il film? E quindi le bandiere del Pd non esistono, e se adesso spuntasse Renzi, occhio, non sarebbe lui in carne ed ossa ma un suo ologramma, un agente Smith venuto a dire al militante smarrito #staisereno, questo è il migliore dei mondi possibili e non un cyberspazio programmato per nascondere l’apocalisse.

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Sì perché qui, a sentire i dem, pare non sia successo nulla. O meglio: «Sì, è stata una grossa sconfitta ma…» è la frase tipo della festa. Eppure è stata proprio la culla del renzismo a produrre la prima cassandra. Daniele Lorenzini, il sindaco (non invitato). Un tempo, con Tiziano, due anime in un nocciolo. «Poi ha tradito» aderendo a LeU e prendendosi lo scalpo politico dell’ex amico. Secondo i “veterani” è «tutta colpa dell’inchiesta su Consip». Dal referendum 2016 al 4 marzo, la parabola rottamatrice sarebbe precipitata lì, «un fiasco giudiziario». Tiziano, un tempo segretario e capo tribù, è una sfinge. «Io non esisto», taglia corto. La famiglia Renzi è seduta all’ultimo tavolo. Ci sono tutti. Ma tutti aspettavano Matteo. Verrà domenica insieme a Luca Lotti e Dario Parrini, pare. Ma la Bellanova non era qui a caso. «Ovvia, l’è la candidata de i’ Renzi per la segreteria nazionale, ormai s’è capito», sussurra un militante. Rignano doveva suggellare l’investitura per la senatrice: «Io sono candidata a lavorare, faccio l’operaia, giro e cerco di ricostruire la comunità», dice lei. Frulla da una festa all’altra nel Paese da inizio estate. È iniziata la campagna elettorale. Ma sarà davvero lei, il volto renziano più a sinistra, a sfidare Zingaretti e Martina?

«In quattro anni – dice – ho avuto l’onore di servire il Paese, adesso sento il dovere di servire il partito. In prima fila o in ultima fila io ci sono, costruiamo l’alternativa agli arroganti e incapaci al governo». Ecco, l’arroganza. «Guardate, sono stata chiamata al ministero da Matteo pur non avendolo sostenuto. Mai avuto pressioni. Sfido chiunque a dire che è arrogante. La verità è che abbiamo fatto ripartire il paese». Le periferie vi hanno abbandonato «Dovremo riflettere. Ma nel partito si è pensato più ai regolamenti di conti che a raccontare ciò che di buono si stava facendo». Tutta questione di storytelling, insomma. O degli agenti Smith che dicevano #staiserano? –

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di Redazione web