Il Tirreno

Toscana

Diciotti, è un generale toscano eroe in Libia a dare il nome alla nave

Ilaria Bonuccelli
Diciotti, è un generale toscano eroe in Libia a dare il nome alla nave

Ubaldo Diciotti difese il porto di Tripoli durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale Insignito della medaglia d’argento al valor militare: salvò un’imbarcazione in fiamme carica di tritolo

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La nave è in fiamme. Le bombe inglesi continuano a cadere. Il fuoco divora il ponte. Corre verso le munizioni e il tritolo. Ubaldo Diciotti conosce i rischi, ma non si ferma. E guida lo spegnimento dell’incendio. Evita il disastro. Lo ha già fatto nei mesi precedenti da Commissario straordinario e comandante del Porto di Tripoli. Ma mai durante la Seconda guerra mondiale ha osato tanto come in questa missione «dimostrando alto spirito del dovere e sereno sprezzo del pericolo» che (il 12 marzo 1941) gli porta la Medaglia d’argento al Valor Militare.

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Uomo di terra che domina il mare.

Il generale Ubaldo Diciotti è un uomo di terra che domina il mare. È nato nel 1878 a Lucca città circondata da Mura e non da acqua. A più di 60 anni dovrebbe essere in congedo, invece viene richiamato per difendere il porto simbolo dell’impero italico in Africa. Nasce nella provincia recondita italiana, ma riorganizza il porto di New York e sviluppa quello di Sampierdarena a Genova. Ha aspetto antico e strategie moderne. È uomo di Stato. E nelle due guerre mondiali difende il Paese.

Il nome per due navi.

Così si costruisce la carriera militare e il diritto di dare il nome e due navi: una ceduta a Panama nel 2011 e il più noto pattugliatore d’altura varato (da Fincantieri) il 15 luglio 2013 a Castellammare di Stabia. In dotazione alla Guardia Costiera dal 2014, il pattugliatore Diciotti, attualmente utilizzato per i soccorsi in mare dei migranti, nel 2014 fu impiegato all’isola del Giglio per le operazioni di rigalleggiamento e trasferimento della Costa Concordia fino a Genova.

Dalla normale alle capitanerie.

Un nome - Diciotti - che segue un destino: i soccorsi. In guerra come in tempo di pace. All’uomo «dotato di grande umanità e concreta preparazione professionale» - così viene descritto il Generale di Porto Ubaldo Diciotti - non poteva essere intitolato un incrociatore. O un’altra nave da guerra. Sarebbe stata la nota stonata nella biografia, strana, forse, ma mai contraddittoria. Diciotti, è uomo di studio, istituzioni e valori. Si rivela mente brillante: supera il biennio di matematica alla Normale di Pisa, ma poi lascia per entrare nel Corpo delle Capitanerie di porto nel 1901. Diventa comandante in vari porti: fra gli altri Molfetta, Barletta, Ancona fino a Livorno - fra il 1932 e il 1936 - e Napoli. Come Comandante in II andrà anche a Chiocchia e Trieste, riporta la sua scheda personale. Al termine della prima guerra mondiale, firmato l’armistizio con l’Austria-Ungheria partecipa alle conferenze internazionali per gli aspetti portuaali e marittimi con il futuro ammiraglio livornese Francesco Mazzinghi.

New York e poi Genova.

Da lì si susseguono le promozioni: maggiore (1919); tenente colonnello (1924), colonnello (1927). Fino al 1930 è a Genova, poi va a New York per studiare lo sviluppo del porto dove l’isola di Ellis Island diventa la vera porta di ingresso degli immigrati negli Stati Uniti, molti anche toscani e lucchesi. L’esperienza americana si rivela fondamentale per lo sviluppo del porto di Sampierdarena che a metà degli anni Trenta è in fase di realizzazione. Quando pensa che la sua carriera sia in dirittura d’arrivo - nel 1937 è nominato Maggiore Generale di Porto - per Diciotti c’è una svolta improvvisa.

Eroe in libia.

Ha 59 anni, è vicino al congedo per limiti di età. Eppure viene designano come Commissario straordinario e comandante del porto di Tripoli. È l’ottobre 1939. Il secondo conflitto mondiale per l’Italia è alle porte (mancano 6 mesi all’entrata in guerra del Paese). La sua scheda di servizio nell’archivio delle Capitanerie conferma che «l’attività del generale Diciotti fu caratterizzata da condizioni di estrema difficoltà per effetto dei continui bombardamenti inglesi e dall’assoluta necessità di mantenere efficienti i porti della Tripolitania, essenziali per i rifornimenti alle truppe su quel fronte».

Medaglia d’argento al valor militare.

Fino al marzo 1941 Diciotti resta in Libia e - secondo quanto si legge nella motivazione per la medaglia d’argento al Valor militare - Diciotti «in un periodo di eccezionale difficoltà reggeva i servizi del porto di Tripoli con grande perizia e con piena rispondenza alle imponenti necessità della guerra. Un occasione di attacchi aerei nemici dirigeva, con prontezza, con decisione e con competenza, durante le stesse azioni di bombardamento, le opere di soccorso».
 

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