Il Tirreno

Toscana

Guido Meda e il naufragio al Giglio: «Io e i bambini in balìa della burrasca» - Video

Elisabetta Giorgi
Guido Meda, giornalista di Sky
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Guido Meda, giornalista di Sky

Il giornalista, vicedirettore di Sky Sport, racconta la sua disavventura da incubo: "Mi sono tuffato per non far finire la zattera sugli scogli, ora vorrei conoscere i quattro che ci hanno visti e salvati"

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ISOLA DEL GIGLIO. Il destino a volte è benevolo grazie a misteriosi benefattori che spuntano dal nulla e ci salvano la vita. Succede anche nei mari in tempesta. «Vorrei conoscere le quattro persone mandate da un angelo custode che da riva ci hanno visto affondare tra le onde e hanno chiamato i soccorsi. Se non fosse stato per loro…». Tira un sospiro di sollievo Guido Meda dopo essere naufragato all’isola del Giglio, nello stesso mare che non dimentica il disastro delle Concordia con i suoi 32 morti.

Vicedirettore di Sky sport, celebre telecronista della Motogp e delle gare di Valentino Rossi, Dovizioso e Marquez, Meda è uno dei volti più noti in Italia nel mondo sportivo e racconta l’odissea vissuta lunedì, quando un improvviso peggioramento del meteo ha fatto affondare lo yacht del suo amico. C’era a bordo lui con moglie e figli (in tutto 4 bambini): è scattata la corsa contro il tempo. Ognuno ha cercato rifugio su una zattera ma anche quella – in balìa delle onde - ha rischiato di sbattere contro gli scogli e così, per evitare l’impatto e salvare moglie e figli, Meda si è tuffato. Provvidenziali quattro persone in terraferma: fortuna vuole che fossero lì, in un punto isolato dove non passa nessuno. Hanno chiamato aiuto.

Meda, come sta?

«Ora stiamo bene, grazie. Tengo a precisare che la barca non era mia. Ho letto che è affondato “lo yacht di Meda”, ma io non ho mai avuto neanche un gommone, ero ospite di un amico».

Un gigliese?

«Un amico genovese. Eravamo in tutto 8, con mogli e figli».

Era in vacanza al Giglio? Lei frequenta l’isola?

«Frequento Porto Santo Stefano. Ieri (lunedì, ndr) ero in gita al Giglio».

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Cos’è successo?

«Non lo sappiamo. Erano le 17 quando si è alzato il mare di colpo. Si chiedono tutti come possa esser montata così all’improvviso una burrasca che non era nemmeno prevista dai bollettini. Noi eravamo con lo yacht al Campese, facevamo il bagno e quando abbiamo visto che s’impennava il vento abbiamo deciso di salpare».

Si dice che abbiate urtato gli scogli.

«No, macché. Magari abbiamo preso un tronco, o una bombola. Fatto sta che la barca “picchiava” di prua sulle onde, ma tutto era lontano dal pensare che affondasse. Quando ci siamo accorti che imbarcava acqua dietro e andava giù, il primo pensiero è stato quello di mettere al sicuro i bambini. Il comandante mio amico, Andrea, ha pensato subito a loro e l’ho aiutato. Anche le mogli hanno aiutato. Poi abbiamo gettato in acqua l’autogonfiabile e i salvagenti».

Gonfiavate la zattera e intanto affondavate, non dev’essere stato facile.

«No, infatti. Finché l’autogonfiabile non si è aperto siamo rimasti aggrappati agli oggetti. Poi abbiamo radunato i bambini e li abbiamo infilati nella zattera; quindi sono salite le mamme, e noi».

E intanto c’erano ancora onde alte e vento forte...

«Sì, e il vento ci portava verso gli scogli, quindi io e Andrea ci siamo tuffati andando contro le onde per allontanare dagli scogli l’autogonfiabile per paura che andasse a sbattere».

Paura tanta?

«Beh sì, però tutti son stati molto lucidi e i bambini straordinari. L’insegnamento che ne ricavo è che quando si va per mare serve lucidità: e tutto questo lo tributo al mio amico genovese che ha saputo cosa fare, aveva preparazione, è stato bravo a gestire l’emergenza».

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Come siete arrivati a riva?

«In un punto dell’isola dove non capisco veramente cosa ci stessero facendo, c’erano 4 persone. Forse avevano fatto una passeggiatina, forse erano stranieri - vai a sapere - credo che abbiano visto tutto. Quando noi li abbiamo avvistati abbiamo cominciato a sbracciarci dalla zattera, e loro pure si sbracciavano come a dire: “Vi abbiamo mandato qualcuno dal paese, arriveranno, state tranquilli!!”. Infatti dopo un po’ è arrivata una barca che ci ha recuperati e riportati in porto dove i gigliesi ci hanno rifornito di magliette, ciabatte e un’amica di famiglia ci ha dato ospitalità».

Lei è naufragato proprio al Giglio, ci ha pensato?

«Ho toccato con mano l’accoglienza dei gigliesi, questo sì: sono stati molto sensibili e ospitali. Ci hanno aiutati e li ringrazio».

Il mare in burrasca nasconde insidie ma fa anche riflettere su di noi davanti al pericolo. Ora ringrazia chi l’ha salvata?

«Sì. Non so chi siano le 4 persone, ma ringrazio il cielo che li ha mandate lì a guardarci. Magari non sarebbe successo niente lo stesso e qualcuno ci avrebbe visti. Però, quando sei in un mare in tempesta, vedere gente che ti ha notato è molto rassicurante...». —


 

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