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Tante donazioni ma pochi trapianti La Toscana spreca le sue potenzialità
Relazione dura dell’Istituto Superiore della Sanità Il sistema migliore d’Italia che non abbatte le liste d’attesa
«L’attività di trapianto di rene da cadavere è «insufficiente a Pisa, migliorata a Firenze e Siena». L’attività di trapianto di cuore «è insufficiente per difficoltà organizzative». «L’attività di trapianto di polmone è insufficiente». «L’attività di trapianto di fegato appare buona a Pisa, ma non vengono attuati i programmi di qualità....». Dura la relazione del Centro Nazionale Trapianti dell’Istituto Superiore di Sanità. Dura perché stabilisce che: 1) la Toscana è la migliore regione in Italia per mettere a disposizione organi adatti al trapianti; 2) la Toscana è una delle regioni che meno utilizza gli organi da trapiantare. E quindi non abbatte le liste di attesa dei propri pazienti in attesa di trapianto come dovrebbe.
Alessandro Nanni Costa, il direttore del Centro Nazionale Trapianti (Cnt) che firma la relazione (datata settembre 2017) trae una conclusione, ancora valida nella sostanza, seppur aggiornata a un anno fa: «È evidente che (in Toscana) esiste una sproporzione fra le capacità di procurament (messa a disposizione, ndr)di organi e la capacità di utilizzazione da parte dei centri trapianto a favore dei pazienti inseriti nelle liste regionali».
L’attività trapiantologica nei tre centri toscani - Pisa, Firenze, Siena - evidenzia l’Istituto superiore di Sanità vanta (nel 2016) 290 trapianti totali, con 77,3 trapianti per milione di abitanti contro una media nazionale di 56,2 trapianti per milione di abitanti. Un dato «soddisfacente», dunque. Addirittura superiore alla media nazionale. «Tuttavia - scrive Costa - questi dati positivi sono ampiamente “sottodimensionati” rispetto alla potenzialità numerica degli organi messi a disposizione». Tanto che la Toscana - nella classifica di utilizzazione degli organi donati - risulta al 15° posto «per capacità di utilizzare i reni procurati da donazioni regionali». Per la capacità di utilizzo dei cuori da donazioni regionali è al 12° posto e all’8° posto per l’utilizzazione dei fegati e dei polmoni procurati da donazioni regionali.
Proprio questa “classifica” del Centro nazionale tumori chiarisce come l’eccellente sistema toscano nel mettere a disposizione gli organi, poi declini nell’attività di trapianto vera a e propria «per quanto questo elenco si compili sulla base di sfumature di punteggi. Quindi non rispecchia nella realtà l’efficienza oggettiva dei centri trapianti», evidenzia il professor Adriano Peris responsabile dell’Organizzazione Toscana Trapianti. «Ma possiamo arrivare a fare di più. Un centro trapianti dovrebbe arrivare a sfruttare appieno le proprie potenzialità».
Il punto più debole del sistema regionale è proprio la sproporzione fra gli organi messi a disposizione del Centro nazionale e quelli trapiantati in Toscana per abbattere la lista d’attesa locale. Peris spiega che il problema esiste «ma non c’è area del mondo nel quale sia stato risolto. Dipende da come funziona il sistema in generale. Se nei nostri centri ci sono già due trapianti o un prelievo in corso, non c’è possibilità di utilizzo immediato dell’organo che si è reso disponibile. Quindi la Toscana lo mette a disposizione del Centro nazionale trapianti che lo assegna a un paziente in Italia in base alla lista d’attesa; il sistema nazionale, poi, restituisce l’organo alla Toscana». Non appena disponibile. «Ovvio che grazie alla prevenzione, avremo sempre meno morti encefalitiche, condizione essenziale per il trapianto e, per fortuna, gli organi sono disponibili con meno frequenza». Per cui il “rientro” dell’organo donato può avere tempi lunghi.
In particolare, il Centro Nazionale critica (l’ex) eccellenza di Pisa per il calo di trapianti sia da cadavere che, soprattutto, da “vivente”. «Il trapianto da vivente - precisa il dottor Peris - ha contenuti etici e sociali di un certo livello, per le scelte che comporta: siamo in presenza di una persona (di solito un familiare stretto) che decide di donare il proprio rene. Gli interventi di questo tipo sono legate alla capacità attrattiva del centro trapianti e dal suo rapporto con il Cnt. In Italia abbiamo un sistema unico di garanzia, certificato dalla A alla Z e Pisa è dentro questo a questo programma nazionale programma». In realtà - aggiunge Peris - Pisa «è dentro importanti nuovi progetti di trapianti crossover da vivente». Si tratta di scambi di organi possibili (e regolamentati) fra coppie quando parenti non siano compatibili per la donazione diretta. «Tuttavia - conclude il professore un sistema socio sanitario deve sfruttare prima tutte le possibilità di espianto organi da cadavere. Il trapianto da vivente ha un ruolo importante dove c’è una lista d’attesa, una difficoltà insormontabile, ma non è un’attività con la quale possiamo immaginare di sostituire il sistema». —
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