Sicurezza
«Insisti, insisti. Ecco il primo battito». Salvato così l’uomo colpito dal fulmine
Fabio Gasperini, infermiere a Livorno, ha rianimato sulla spiaggia il 48enne in arresto cardiaco mentre i soccorsi erano bloccati
LIVORNO. Il temporale sorprende tutti. Fulmini, pioggia, vento forte. Una burrasca all’improvviso. C’è chi esce dall’acqua e corre verso la pineta, chi prende l’asciugamano e prova a ripararsi dal diluvio, chi cerca subito i figli e si allontana dalla spiaggia. Tutto mentre le saette, a poche decine di metri di distanza, continuano a terrorizzare i bagnanti. Poi le urla, disperate, dalla pineta.
Fabio Gasperini, 58 anni, infermiere livornese, è al mare - tra Piombino e Follonica - insieme alla sua famiglia: tra tuoni, fulmini e gente che scappa, capisce subito che quelle scariche possono aver colpito qualcuno e non ci pensa due volte a intervenire. Gasperini trova un uomo a terra, immobile. «È in arresto cardiaco», ripetono tutti, mentre la moglie dell’uomo privo di conoscenza continua a urlare e prova ad allontanare le figlie piccole. «Vedo subito che sul dorso ha la classica lesione di una folgorazione - racconta l’infermiere, da 24 anni nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Livorno - così inizio il massaggio cardiaco, mentre un altro bagnante prova a tenere sotto controllo la respirazione».
Nel frattempo arriva anche un medico. I due si alternano nelle manovre di rianimazione. «Uno, due, tre. Uno, due, tre. La situazione è disperata, drammatica. I bagnini ci aiutano portando materiali utili, ma il defibrillatore non c’è e quell’uomo non dà segni di ripresa».
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Intanto il temporale non si ferma e i fulmini rischiano di colpire altri bagnanti, medico e infermiere compresi. «Inizio a preoccuparmi anche per questo, soprattutto per i miei familiari. Ma non c’è tempo da perdere e continuo con il massaggio. Uno, due, tre. Uno, due tre. Quell’uomo non sembra farcela, la situazione è sempre più disperata. Le ambulanze non riescono ad arrivare perché le strade di accesso alla pineta sono piene di sabbia, il Pegaso, l’elicottero regionale per il soccorso sanitario, invece non può atterrare per il vento. Uno, due, tre. Uno, due, tre. Ed ecco il primo segno di ripresa. Uno, due, tre. Ed ecco il secondo. Sentiamo il battito, la respirazione torna quasi regolare. A quel punto lo mettiamo su un fianco, la classica posizione di sicurezza per poter espellere liquidi dalla bocca. È vivo, è vivo. Sì, l’abbiamo salvato».
Sono 10, forse 15 minuti di panico sulla spiaggia del parco naturale della Sterpaia, all’altezza di Riotorto, nel primo pomeriggio di domenica. Andrea Bartoli, 48enne di Bagno a Ripoli, provincia di Firenze, potrà riabbracciare la moglie Francesca e le bambine qualche ora dopo la scarica elettrica. Dopo il ricovero al pronto soccorso di Follonica e il trasferimento - con il Pegaso - all’ospedale di Grosseto per ulteriori accertamenti. Bartoli era sdraiato sull’amaca quando il fulmine avrebbe colpito un palo di metallo sulla spiaggia, scaricando l’elettricità sulla macchia mediterranea e sugli alberi a cui era legata l’amaca: accanto a lui un’amica che, sempre a causa della scarica, ha riportato bruciature sul braccio e sulla gamba.
«Se io e il medico non fossimo intervenuti - continua Gasperini - probabilmente quell’uomo non ce l’avrebbe fatta. E lo dico solo e soltanto per spingere le istituzioni a intervenire: non è accettabile che un’ambulanza non possa raggiungere una pineta perché le strade sono piene di sabbia, perché non c’è alcun tipo di manutenzione. E se ci fosse stato un incendio? I volontari sono arrivati venti minuti dopo a piedi, con la barella in mano, mentre il Pegato è riuscito ad atterrare a un centinaio di metri di distanza». Criticità evidenziate anche dalla moglie del 48enne, mentre raccontava - al Tirreno - quei momenti drammatici nel parco della Sterpaia.
«Ho agito d’istinto, in modo quasi automatico viste le mie competenze lavorative», ripete l’infermiere, «anche se un conto è affrontare l’emergenza in un reparto e un altro è praticare un massaggio cardiaco sulla spiaggia, senza tutti gli strumenti necessari». «Mi rendo conto solo ora di quello che è accaduto - continua - di quello che ho fatto insieme a quel medico: tra l’altro non lo conosco, non c’è stata neanche la possibilità di presentarci. Poche ore dopo ho chiamato il 118 per avere aggiornamenti sulle condizioni di quell’uomo: era a Grosseto, in terapia sub-intensiva, e stava decisamente meglio. Poi, una volta a casa, ho realizzato che avevo appena salvato una persona: per l’adrenalina non sono riuscito neanche a dormire».
Fabio continuava a pensare a quelle urla dalla pineta, a quella corsa sotto il diluvio, a quel messaggio cardiaco tra la disperazione di tutti. «È stato un miracolo, ora però quelle stradine piene di sabbia vanno ripulite, altrimenti un giorno si cercherà i responsabili di una tragedia». Che lui ha evitato, proprio mentre il temporale - tra fulmini e tuoni - stava facendo scappare tutti dalla spiaggia.
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