Il dolore
Ecco come i satelliti studiano i ponti toscani
Un sistema radar individua dissesti e cedimenti strutturali. Due anni di lavoro su viadotti, strade e terreni a rischio: seicento anomalie
LIVORNO. Frane, smottamenti e dissesti idrogeologici. In Toscana dal 2016 a oggi sono stati individuate più di 600 anomalie: terreni che prima erano immobili e adesso hanno iniziato a muoversi minacciando non solo i centri abitati, ma anche la stabilità di strade, cavalcavia e viadotti. Fenomeni individuati grazie a un sistema radar satellitare utilizzato per la prima volta al mondo proprio in Toscana e che, alla luce del crollo di Genova, sarà rafforzato per creare una mappatura ancora più completa delle infrastrutture su tutto il territorio regionale. Ma anche per scoprire, i dati saranno disponibili tra alcuni giorni, se il ponte Morandi avesse degli elementi strutturali degradati prima del tragico crollo del 14 agosto scorso.
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IL SISTEMA RADAR TOSCANO. Tutto nasce nell’ottobre 2016, quando la Regione Toscana finanzia con 650mila euro l’attività del dipartimento di scienze della terra dell’Università di Firenze, coordinata dai professori Nicola Casagli e Federico Raspini, in collaborazione con il Consorzio Lamma (laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile) e la Protezione Civile.
«Viene utilizzato l’interferometria radar satellitare per monitorare e misurare, di solito ogni 6-12 giorni, il continuo cambiamento del terreno – spiega il professor Casagli –. Si tratta di un sistema che la Toscana ha utilizzato per la prima volta a livello mondiale, seguita ora dalla sola Val d’Aosta».
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CONTROLLO SU STRADE E VIADOTTI. Con il sistema radar possono essere individuati e mappate aree interessate da deformazioni connesse a fenomeni di dissesto idrogeologico come frane o sprofondamenti indotti da pompaggi di acqua o legati allo sfruttamento geotermico.
«Questi dati possono essere utilizzati anche per il monitoraggio di infrastrutture come porti, tracciati stradali, ponti, cavalcavia e viadotti – spiega ancora Casagli –. Ci aiuteranno anche a valutare la stabilità di edifici e per mettere in evidenza e controllare fenomeni di instabilità in aree di cava. L’obiettivo generale è il monitoraggio in continuo dello scenario deformativo della Toscana».
LE ANOMALIE SUI TERRENI. Lo stato di “salute” della Toscana è quello che ci si può aspettare da un territorio per il 90% su terreno collinare o montuoso. Delle 600 anomalie individuate dal sistema radar, infatti, il 47% è costituito da frane. Il 16% è legato ad attività geotermica, il 24% a sprofondamenti del terreno per i pompaggi di acqua. Il 10% da attività minerarie e il 2% dall’attività delle discariche.
«Ci sono grossi problemi su Pistoia – conferma il professore dell’Università di Firenze –. Ogni anno il terreno sprofonda di 3 centimetri, anche nel centro storico. Tutto legato allo sfruttamento dell’uomo delle falde acquifere. Fino a pochi anni fa era Prato a sprofondare di 8 centimetri all’anno. Un record mondiale condiviso con Shanghai».
LE ANOMALIE SULLE STRUTTURE. L’attività dall’ottobre 2016 a oggi ha visto l’analisi di oltre 1 milione di punti. E si è concentrata principalmente sui terreni. «Ma ponti, strade e cavalcavia sono facilmente analizzabili da questa tecnologia innovativa – conferma Casagli –. Per questo sarà possibile rilevare trasformazioni del territorio che non sono state regolarmente autorizzate o che non sono congrue alle norme vigenti». I risultati delle attività saranno trasmessi, poi, alla direzione difesa del suolo e protezione civile con bollettini di monitoraggio periodici.
«Il nuovo sistema, ovviamente, non ci metterà al riparo da un crollo improvviso – precisa il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi – ma potrà segnalare l’emergere di criticità e consentire interventi preventivi. Nelle prossime settimane, con i Comuni e le Province in modo particolare, potremo presentare al ministero delle infrastrutture un elenco di interventi urgenti per chiedere i finanziamenti relativi anche al sistema di monitoraggio». —
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