Toscana
Ponti a rischio anche in Toscana, sotto accusa la progettazione - Video
Sono centinaia, fatti con la “sella Gerber” negli anni '60-'70. «Con il tempo il metallo si ossida e la struttura si deteriora»
LIVORNO. La Gulfa sulla Bretella lucchese, l’Indiano fiorentino, il Farma appena (ri)sorto sulle Terme di Petriolo, la Cisa, l’hollywoodiana Calignaia, dove spiaggia e ponte sono un tutt’uno per i livornesi. Hanno nomi romanzeschi, fantasmagorici, e finora hanno proiettato una vertigine sul nostro immaginario, acceso un brivido ogni volta che ci siamo trovati a percorrerli, lassù, sospesi a ottanta, cento, centocinquanta metri di altezza dal suolo, fra le montagne, appesi a piloni di cemento sopra un fiume, affacciati al mare o sul nulla. O mentre dal basso ne scrutavamo le crepe, le piccole tracce di un disastro in potenza.
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Da oggi saranno l’oggetto di una vertigine oscura, di una fobia collettiva, avatar di un Morandi nel nostro inconscio. Eppure i grandi viadotti della Toscana per gli esperti non sono i passaggi più fragili, le rotte proibite. Anzi, quasi tutti sono stati curati e rattoppati negli ultimi anni, a volte ricostruiti.
SELLA-GERBER, LA XYLELLA DEI PONTI
Ma c’è un tarlo che sta erodendo i ponti toscani, a stare alle analisi e agli studi degli esperti dell’università di Pisa. Un bug di progettazione con cui è stato costruito oltre il 95% «dei piccoli e medi cavalcavia e sovrappassi» in tutta la regione fra gli anni ‘60 e ’70 e che da tempo costringe comuni, prefetture, province a chiuderli o a interdirli ai mezzi pesanti proprio per il rischio di crolli. Hanno campate da 35 metri e un segno di riconoscimento.
«Si chiama “sella-Gerber” – dice Pietro Croce, docente tecnica delle costruzioni e uno dei maggiori esperti italiani di ponti (vedi intervista a pag. 5) – È una sorta di gradino, una trave sotto la soletta su cui poggia la struttura». Fu utilizzata anni fa perché aveva uno schema costruttivo semplice, facile da calcolare, e garantiva una buona capacità di assorbimento delle deformazioni causate dai cedimenti alle fondazioni. Solo che se le lesioni alla fine sono troppo profonde, la capacità di assorbimento va a farsi benedire. E incuria e manutenzione degli enti controllori li hanno resi i ponti più a rischio. «In Toscana ce ne sono centinaia», dicono gli ingegneri pisani.
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IL BUG PROGETTUALE
Perché la sella-Gerber è «congestionata di armatura in metallo», confermano molti esperti, e col tempo «si ossida, gonfia e espelle la calce rendendosi ancora più fragile perché espone il ponte ad usura e agenti atmosferici». Una specie di parassita ingegneristico. Quando ormai è troppo tardi, questa Xylella progettuale disegna una tela di tondini rugginosi sul cemento, ma fino a lì «è difficile perfino da ispezionare». È lo stesso elemento che aveva il cavalcavia crollato sulla Milano-Lecco un anno fa, la ragione per cui il gigante di cemento si afflosciò sull’autostrada come burro uccidendo una persona.
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I PONTI A RISCHIO
Così, sono stati chiusi i ponti a Pontasserchio e Ripafratta a Pisa, uno a Collesalvetti, quello sul Rio Piantegola fra Ponsacco e Casciana Terme, interdetti ai camion decine di cavalcavia e piccoli viadotti, come il viadotto che collega il centro con la strada della Foce a Carrara, il ponte di via Trieste a Massa. Non solo. Spesso i distacchi di calcinacci sono i primi sintomi della sella-Gerber. A luglio, in Versilia, pezzi di cavalca-ferrovia son venuti giù sulla via Italica a Lido di Camaiore e dal ponte che attraversa il canale della Burlamacca a Viareggio. «Ovvio, le difficoltà di monitoraggio si accompagnano spesso alla miopia degli enti che dovrebbero occuparsi di manutenzione», dicono gli esperti. «Invece di sostenere soluzioni di lungo respiro preferiscono ridurre i costi. Così la cura è peggio del malanno».
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LE PROVINCE IN DEFAULT
Solo che gli enti da tre anni sono minati dai tagli. Quelli che un anno fa convinsero la prefettura di Pisa a varare una task force con l’università proprio per avviare un monitoraggio su tutti i ponti del Pisano. Così le province lanciarono l’allarme sui tagli seguiti alla legge Delrio presentando esposti alla Corte dei conti. «Solo nel 2017 - dice il direttore dell’Unione delle province toscane Mauro Ginanneschi - dai bilanci delle 9 province toscane (la Città metropolitana di Firenze non ha subito tagli) sono spariti 203 milioni a fronte di 218 milioni di entrate». Un paradosso: mai abolite davvero, restano in vita come enti "fantasma", un'esistenza ibrida la cui estinzione è stata copngelata con la sconfitta del referendum renziano del dicembre 2016. Per non ratificarne il default, lo Stato con l'ultima finanziaria ha stanziato 110 milioni. Sono bastati a chiudere i bilanci, ma molte hanno i conti ancora in dissesto. Per la manutenzione, invece, sono arrivati 8 milioni. Basterebbero appena ai lavori di una provincia. C’è una Xylella anche nelle casse di chi i ponti deve renderli sicuri.
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I GRANDI VIADOTTI
I tiranti dell’Indiano
Più sicuro del Morandi, dicono gli studiosi pisani di ingegneria. «A Genova non c’erano stralli di riserva, ognuno dei grandi tiranti era fondamentale alla tenuta statica». Mentre il viadotto dell’Indiano a Firenze, da poco sottoposto a sostituzione dei giunti, è dotato di tiranti di «riserva».
Petriolo, il gigante nuovo
Le prove di carico, prima dell’inaugurazione un anno fa, furono cinematografiche: 18 tir carichi di migliaia di tonnellate di sabbia fecero avanti e indietro per ore. Con i suoi 770 metri, piloni a 100 metri di altezza, il Farma corre sulla Siena-Grosseto la struttura più avanzata in Toscana.
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Gulfa e Cisa, i coccolati
Sulla A15, a Pontermoli, il viadotto più alto della Toscana: 145 metri. Il gestore svolge manutenzione costante sulla Cisa. Salt assicura che la Gulfa, sulla Bretella a Massarosa è ok, fra poco sarà oggetto di un intervento da 4 milioni per lavori antisismici.
I piedi di argilla del Vergai
L’antico Vergai (è del 1932), tra Villa Collemandina e Corfino in Garfagnana, negli ultimi 10 anni ha avuto più volte bisogno di interventi di consolidamento. Anni fa furono rinforzati e sostituiti i ferri dell’armatura. Per i prossimi 3 anni la Provincia prevede interventi da 150mila euro, fondi permettendo
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