Sicurezza
Il riscatto degli operai sfruttati Panificio Toscano li assumerà
Prato, dopo la denuncia del Tirreno l’azienda rinuncia all’appalto alle cooperative «A settembre stabilizzeremo i 100 lavoratori». Lunedì c’era stato il picchetto
prato
«Davvero ci assumono dal Panificio Toscano? Speriamo che sia così».
Riaz Moshin aspetta a cantare vittoria. Aspetta che agli annunci seguano i fatti. Ma l’annuncio c’è. Ed è che il Panificio Toscano dice addio al modello dell’esternalizzazione. È pronta la disdetta del rapporto con la cooperativa Giano, quella dove lavora Riaz insieme a tanti suoi connazionali. Sono le sue mani e quelle degli altri soci-lavoratori della Giano a impastare i filoni e le schiacciate del Panificio Toscano.
Riaz porta ancora il livido sul braccio. L’ha preso una settimana fa, quando gli agenti della polizia lo spostarono di peso, lui e i colleghi. Erano fuori a picchettare con le bandiere dei Sì Cobas di fronte allo stabilimento pratese del panificio. Una settimana dopo, il cambio di rotta dell’azienda madre. «Da subito – si legge in una nota del Panificio Toscano – verrà avviato un tavolo di trattative che possa condurre già a settembre alla assunzione di tutti i lavoratori della cooperativa». Ma Riaz se non vede non crede, come San Tommaso. Era stato lui, questo lavoratore pachistano di appena 23 anni, a denunciare al Tirreno la prassi del Panificio Toscano che «pur avendo solo 16 dipendenti amministrativi, crea cooperative che aprono e chiudono nel giro di anni, a volte mesi, che poi assumono la forza lavoro». Il coraggio di quella denuncia che non è stato buttato via. «Grazie alla denuncia del Tirreno e alla mobilitazione sindacale abbiamo ottenuto un primo, importante, risultato. Se abbiamo alzato la voce, l’abbiamo fatto per rivendicare i nostri diritti». Ora la parola d’ordine è aspettare. Ma il nuovo corso del Panificio Toscano è tracciato.
Certo, l’azienda bacchetta il sindacato autonomo cui rimprovera una «strumentale narrazione» ma la decisione è quella di fare a meno d’ora in poi dell’appalto alle cooperative per produrre il pane. Non che l’esternalizzazione fosse illegale. «Ma il sistema – dicono – s’è rivelato complesso da gestire per una realtà imprenditoriale delle nostre dimensioni, mostrando limiti non imputabili a scelte individuali».
Troppo alta la posta in gioco come la credibilità di un’azienda con cinquant’anni di storia, il cui pane finisce sugli scaffali di Unicoop Firenze. Clienti che il panificio non può certo rischiare di perdere. «Siamo al centro di una vicenda che rischia di danneggiarne l’immagine e l’operatività», scrivono dal Panificio Toscano. Come si possono assumere di punto in bianco oltre cento lavoratori?
«L’azienda sta provvedendo a strutturarsi con un proprio ufficio del personale – dichiara il responsabile comunicazione del Panificio Toscano, Maurizio Izzo – In realtà, la scelta di far rientrare la produzione ormai iniziava a maturare da un po’ di tempo. Gli ultimi avvenimenti hanno solo accelerato la decisione». I margini per l’operazione vi sarebbero tutti. La palla passa al tavolo delle trattative per l’assunzione, coinvolgendo tutti i sindacati. Nel frattempo, l’azienda vorrebbe che venisse sospeso lo stato d’agitazione, per non compromettere la sua efficienza. Riaz mette subito le mani avanti. «Bastano che riassumano i nostri colleghi, i due delegati sindacali licenziati. E che regolarizzino il nostro livello contrattuale». Altrimenti, la “guerra del pane” andrà avanti. —
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