Il Tirreno

Toscana

Ci scrivevamo scegliendo la carta, la penna e perfino il profumo Ora gli strani codici di Whatsapp hanno “scippato” le nostre emozioni 

Lettere, la magia dell’attesa che la modernità ci ha rubato

ILARIA BONUCCELLI

amarcordCi sono furti che neppure al progresso si possono perdonare. Il batticuore è un furto imperdonabile. Attenzione non ha nulla a che vedere con la nostalgia. Neppure con quella strana patina...

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amarcord

Ci sono furti che neppure al progresso si possono perdonare. Il batticuore è un furto imperdonabile.

Attenzione non ha nulla a che vedere con la nostalgia. Neppure con quella strana patina del tempo che imbellisce tutto ciò che è passato. È proprio uno scippo costante dell’emozione. Il progresso ci ha rubato l’attesa. Ed è bastato un francobollo per mostrarci la durezza di questa realtà.

Ancora fino all’inizio del millennio, eravamo un popolo - popoli - di persone che si scrivevano. Non mail, non messaggi, non strani codici via Whatsapp. No. Ci scrivevamo lettere. Sceglievamo la carta, la penna e, a volte, perfino il profumo. Ogni gesto era un pensiero calibrato sul destinatario. E poi la forma. C’era un’attenzione anche a come esprimere i contenuti. Ma la parte migliore di questo scambio era l’attesa: di chi riceveva, certo. Ma anche di chi spediva. Chi riceveva, aveva l’orecchio teso al postino, non ridotto all’odiato ruolo di consegna multe o bollette. Chi spediva aveva l’orecchio teso al telefono, per avere un riscontro di quanto scritto. Nessuno sapeva mai con certezza quando il messaggio sarebbe arrivato a destinazione. Né quale effetto avrebbe suscitato.

Non c’erano le spunte. Non c’era la ricevuta di ritorno o il messaggio di avvenuta lettura. C’era l’ansia, l’attesa, l’aspettativa. Il tempo aveva ancora un senso. Il cuore pure. Batteva ancora forte. Ce lo sentivamo. Spesso faceva male.Ed era bellissimo. —

ILARIA BONUCCELLI



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