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Senza una legge sulle acque dolci Arpat monitora soltanto il mare
le analisiLa normativa attuale non prevede che nelle analisi dell’acqua fatte dai gestori idrici vengano rilevati i quantitativi di microplastiche. Non si trova infatti nella tabella decisa dal...
le analisi
La normativa attuale non prevede che nelle analisi dell’acqua fatte dai gestori idrici vengano rilevati i quantitativi di microplastiche. Non si trova infatti nella tabella decisa dal ministero. Il problema dei piccoli residui plastici è stato solo recentemente introdotto per le acque attraverso la direttiva europea 56 del 2008. Tuttavia si tratta solamente di una disposizione valida per le acque marine e non per l’acqua dolce.
Arpat, l’agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, ha predisposto infatti due anni fa un piano operativo di monitoraggio delle acque marine alla ricerca delle microplastiche. L’agenzia ha individuato quattro aree di indagine: sull’estuario del fiume Morto nel parco di San Rossore, a Donoratico, alla Carbonifera vicino Piombino e a Collelungo nei pressi dell’Ombrone.
«La scelta delle aree – fanno sapere da Arpat – ha tenuto conto di quanto richiesto dalla direttiva. Sono dunque aree che per la loro conformazione posizione sono suscettibili di accumulo di questi materiali».
Nel 2016 vengono fatte dunque due campagne di indagine, una primaverile e una autunnale. Le attività di campionamento sono state effettuate in collaborazione con il Cib, (Centro interuniversitario di biologia marina ed ecologia applicata di Livorno), e con la collaborazione dell’Università di Siena che ha provveduto anche alle successive analisi di laboratorio. –
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