Il dolore
Muore soffocato da microplastiche il lago caro agli Etruschi
Secondo l’università di Amburgo a Chiusi, in Valdichiana, la concentrazione di particelle è di un miliardo al chilometro
CHIUSI (SIENA). Il lago di Chiusi sta morendo per le microplastiche. La gente della profonda provincia di Siena, in Valdichiana, non lo chiama lago ma “Chiaro”. I chiusini vengono qui per le passeggiate domenicali, in bici attraverso i sentieri della bonifica, oppure a fare canottaggio. Le acque lisce sono perfette per le barche: una calma che è preludio a una progressiva morte.
Il piccolo specchio d’acqua, lungo circa quattro chilometri e profondo al massimo cinque metri, è il risultato di un ultracentenario processo di bonifica terminato alla fine dell’800 che ha portato alla formazione anche dei suoi laghi “gemelli”, il Trasimeno e quello di Montepulciano. Dei molti turisti che passano dalla zona alla ricerca delle orme degli etruschi solo pochi si addentrano così tanto nella campagna per vedere le sponde di questo bacino che le leggende vogliono siano state rifugio per Santa Mustiola, la patrona del paese. Due ristoranti rimangono a presidiare i pontili: Da Gino e il Pesce D’oro, due istituzioni del posto a due passi dall’acqua. Qui le donne fanno ancora i pici a mano. “Appiciano”, come dicono loro.
«Ma ormai non facciamo più il brustico», racconta Roberto Sbragia, unico albergatore del centro storico di Chiusi. Sbragia faceva parte della cooperativa di pescatori che fino a quattro anni fa con le reti e le barche a motore andavano alla pesca del luccio o del persico. Avevano un permesso speciale rilasciato dalla Regione. Ora non si prende niente, lo hanno deciso gli amministratori:
«Il brustico è una delle nostre specialità, insieme ai pici - dice - è il pesce lacustre abbrustolito nelle canne del lago servito con un filo d’olio. Chi vuole pescare adesso può farlo solo in maniera sportiva e la quantità di pesce che si può portare a casa è limitata», spiega con la cadenza chianina, a metà tra l’aretino, il perugino e il toscano. Non si può più pescare a causa dell’eutrofizzazione, quel processo di iper-produzione di alghe dovuto all’eccesso di fertilizzanti che arrivano dalle colture di grano, olivi e vite. Un fenomeno che toglie ossigeno alla fauna ittica.
Ma il lago di Chiusi non sta morendo solo per questo: recentemente è stato nominato da un articolo della rivista scientifica specializzata Nature Geoscience come il primo lago al mondo per inquinamento da microplastiche. Si tratta di frammenti di plastica della lunghezza massima di 5 millimetri.
Con circa un miliardo di particelle per chilometro quadrato, Chiusi è il settimo ecosistema ad acqua dolce più colpito del pianeta. Basti pensare che, secondo gli ultimi dati disponibili della Goletta di Legambiente, nel vicino Trasimeno ce ne sono 8mila in un chilometro quadrato e la concentrazione più elevata riscontrata dagli ambientalisti è 157 mila particelle nel lago di Como.
Nella classifica mondiale, a precedere Chiusi ci sono, tanto per fare qualche esempio, il fiume Mersey di Manchester, il fiume Nakdong in Corea del Sud o il fiume delle Perle a Hong Kong. L’articolo ha ricavato i dati da uno studio dell’università tedesca di Amburgo.
A compiere la ricerca la professoressa Elke Fischer e il suo team che hanno fatto campionamenti sul lago di Chiusi nel 2014. Il suo studio è stato pubblicato nel 2016: «Nelle acque superficiali del lago di Chiusi abbiamo trovato dalle 2,68 alle 3,36 particelle di microplastiche per metro cubo - spiega - una cifra molto alta che è legata probabilmente agli ammendanti, ovvero i concimi che vengono utilizzati nei campi. È difficile capire in quanto tempo si sia accumulata questa quantità di microplastiche ma il fenomeno è progressivo: il fiume emissario non riesce a portare via questo materiale che inevitabilmente si accumula». Dalla relazione emerge che non c’è scampo. Il lago è destinato a riempirsi di queste microparticelle che vengono anche mangiate dai pesci. Si riempiono lo stomaco, hanno senso di sazietà e muoiono.
Di tutto questo il sindaco di Chiusi Juri Bettollini era totalmente all’oscuro: «La notizia era venuta fuori a marzo ma l’avevamo bollata come una bufala - specifica - non abbiamo mai ricevuto riscontri dal gestore idrico, Nuove Acque, che ci ha sempre dato report positivi sulla qualità delle acque del lago che utiliziamo per l’uso quotidiano».
Il gestore, infatti, non è tenuto a fare questi rilievi. Lo dice il decreto normativo 31 del 2001 che dà una tabella precisa con le sostanze da cercare nelle analisi: «Non abbiamo mai controllato il livello di microplastiche perché dagli organi superiori di controllo non ci è mai stato chiesto di farlo. Escludiamo che questi composti arrivino nei rubinetti dei chiusini perché abbiamo un efficiente impianto di depurazione e l’acqua che distribuiamo è a norma di legge», dicono da Nuove Acque.
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