Sicurezza
Tentano la truffa del Bordeaux ma il cuoco li smaschera
Fissano un tavolo da 8 all’Osteria in Domo e chiedono di comprare le bottiglie, un’etichetta molto cara. Ma lo chef chiede i documenti e loro spariscono
PISA
Il pregiato e costoso vino d’Oltralpe va di traverso agli impostori che nei giorni scorsi hanno cercato di “importare” a Pisa la cosiddetta “truffa del vino francese”.
A sventarla è stata Mario Masoni, chef dell’Osteria in Domo di via Santa Maria, che non si è fatto “ubriacare” dalla rete di imbroglioni che avrebbero dovuto vendere al ristorante sei bottiglie di vino del valore di pochi euro spacciandolo per un pregiato Bordeaux da oltre 500 euro per esaudire la richiesta di una potenziale cliente, una signora italiana (si è presentata con il nome di Sara), che ha chiamato l’osteria per prenotare un tavolo per otto persone e festeggiare in compagnia il compleanno del padre.
«Dopo la prenotazione – ci spiega lo stesso Mario Masoni – ha chiesto il favore di prevedere sei bottiglie di Bordeaux e presentarle al padre come regalo da parte sua e della madre».
A questo punto si innesca il meccanismo della truffa, che da mesi segue lo stesso copione con un finale che il ristoratore pisano è riuscito a modificare.
La truffatrice chiede una precisa etichetta: Château Angélus del 2015, che arriva a sfiorare i 500 euro a bottiglia e raramente è possibile trovarla nelle enoteche. Una richiesta che di solito coglie di sorpresa i ristoranti.
«La signora – prosegue Masoni – per agevolare la ricerca del vino ha consigliato di rivolgerci ad un fornitore di Lucca di sua conoscenza, lasciando anche i contatti».
Pur dubbiosi, i gestori del locale fanno di tutto per cercare di esaudire la richiesta contattando il presunto rivenditore (complice della truffatrice).
L’esercente assicura la consegna di due casse da tre bottiglie ciascuna del pregiato vino il giorno seguente, emettendo “regolare” fattura: costo totale 525 euro più Iva.
Il ristorante avrebbe poi potuto rivendere le bottiglie ad un prezzo tra i 740 e gli 800 euro.
«Ho contattato la cliente – prosegue lo chef – che mi ha dato l’ok all’acquisto, specificando che avrebbe portato la cifra in contanti prima dell’arrivo del rivenditore».
Il giorno della consegna, le condizioni cambiano. Il rivenditore avverte il locale che avrebbe potuto consegnare le casse entro le 15, mentre la signora, impegnata per lavoro a Firenze, non sarebbe arrivata prima delle 18.
«Abbiamo valutato la situazione – aggiunge ancora Masoni – tenendo conto che la compravendita poteva essere anche un affare. Ho chiesto alla cliente di inviarmi via mail i suoi documenti, una sorta di garanzia per l’acquisto delle bottiglie. Da quella richiesta non abbiamo più avuto contatti con la signora né, ovviamente, si è presentata a cena la sera. Cercando su internet abbiamo poi scoperto di essere finiti nel mirino dei truffatori».
Il copione del raggiro prevedeva la vendita delle confezioni di vino (comprate al discount, ma spacciate per pregiate) e poi, al momento della cena, le bottiglie sarebbero rimaste al centro di una tavola senza commensali.
Questa volta i truffatori sono però rimasti a bocca asciutta. –
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