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Toscana

la tragedia/la testimonianza diretta  

«Nel buio la fuga disperata dal terremoto in Indonesia»

Giorgiana Cristalli
«Nel buio la fuga disperata dal terremoto in Indonesia»

Aldo Montano, il campione livornese, scampa al sisma che causa oltre 140 morti Con la moglie cena all’esterno di uno degli hotel crollati: «Boato spaventoso»

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roma

«Un boato spaventoso e interminabile. Mai sentita una cosa del genere, mi vengono i brividi solo a pensarci»: è la testimonianza all'agenzia Ansa di Aldo Montano, che era in vacanza in Indonesia, sull'isola Gili Trawangan, insieme alla moglie Olga Plachina. Il livornese campione di sciabola riferisce di «scene apocalittiche» in seguito al terremoto di magnitudo 6,9 che ha colpito l'isola indonesiana di Lombok, causando la morte di almeno 142 persone e il ferimento di altre centinaia, oltre alla distruzione di migliaia di edifici.

Le scene apocalittiche alle quali ha assistito l’atleta toscano sono state legale anche al blackout e alla disperata fuga al buio dopo l'allarme tsunami scattato in seguito al sisma che ha portato le autorità a evacuare tra 2000 e 2700 turisti dalle isole Gili (Air, Meno e Trawangan, appunto).

«Eravamo a cena in hotel, fortunatamente all'aperto, quando abbiamo sentito il boato e una lunga sequenza di forti scosse sismiche. Per fortuna Olga ed io non eravamo in camera, visto che una parte dell'albergo è crollata», racconta Montano, poco dopo aver raggiunto faticosamente l'aeroporto di Lombok, con la speranza di riuscire a rientrare a casa prima possibile, volando a Bali e poi, da lì, in Italia. «La nostra bambina, Olympia, per fortuna - sottolinea l’atleta- è in Russia», terra di origine di Olga.

Dopo il sisma, continua a raccontare Aldo Montano «siamo riusciti a contattare la Farnesina: il ministero degli Esteri ci ha gentilmente lasciato il numero dell'ambasciata italiana a Jakarta e del consolato italiano a Bali che, ovviamente, non hanno risposto. Ce la siamo dovuta vedere da soli, dopo l'iniziale sgomento e totale senso di impotenza. Ci siamo arrangiati insieme ad altri quattro italiani seguendo solo l'istinto di sopravvivenza».

Dopo il blackout causato dalla scossa più devastante del terremoto, di magnitudo 6,9, «ci siamo avventurati al buio - ricostruisce Montano - tentando di illuminare, con le sole torce dello smartphone, quelle strade, a noi sconosciute». Inoltre, dopo l'allarme tsunami, spiega ancora, «abbiamo pensato di rifugiarci su una collina, alta forse 50-60 metri, individuata in prossimità della spiaggia. Avevamo ben presenti nella memoria le immagini dello tsunami in Giappone e di quello in Thailandia ed eravamo terrorizzati dall'idea di poter morire investiti sulla spiaggia da un'onda». Un’onda di dimensioni gigantesche, in caso di maremoto.

All'alba si sono ripetute le scene di panico. «Le piccole barche usate per spostarsi da un'isola all'altra - dice ancorca Aldo Montano - sono state prese d'assalto dalle persone in fuga . Alcuni tour operator cercavano di dividere i gruppi, ma, all'arrivo di un'imbarcazione, scattava la ressa disperata per salire a bordo e lasciare l'isola».

Recuperate alcune cose in hotel dalla stanza, parzialmente agibile, lo schermidore e sua moglie Olga sono riusciti a lasciarsi alle spalle le macerie sull'isola di Gili Trawangan dove ieri pomeriggio molti turisti, anche italiani, risultavano ancora bloccati. —





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