Toscana
Si taglia i capelli e li dona ai bimbi malati: «Io ho 10 anni: vuoi essere mia amica?»
Viareggio, rinuncia alla treccia cresciuta in 4 anni per far fare parrucche ai coetanei calvi a causa della chemioterapia
VIAREGGIO. Neppure un battito di ciglia. Sguardo fisso, a trapassare lo specchio. Zac. Un colpo secco. La treccia, lunga 4 anni e innumerevoli colpi di spazzola, ha un sussulto. Poi si lascia cadere. Alba le dà un’occhiata. Ora è pronta per impacchettarla. E spedirla. Destinataria sconosciuta e importantissima. Un’amica nuova, una bimba come lei, ma senza capelli perché ha un tumore.
Alba Marina ha dieci anni, quasi metà della sua vita l’ha impiegata a farsi crescere i capelli. E poi, nel giorno dell’eclissi della luna - la più lunga eclissi del secolo - prende una decisione. Non servono molte parole per spiegarla. Quelle necessarie le mette in una lettera che scrive per un’amica che ancora non conosce. Prende un foglio del suo quaderno a righe, quello di quarta che non le serve più, perché ora è passata in quinta elementare. Penna blu, scrittura infantile per un messaggio da grandi: «Mi chiamo Alba, mi sono tagliata i capelli a caschetto proprio per te. Vivo a Viareggio: vuoi diventare la mia amica di penna? Ti auguro di guarire presto!!!». L’unica concessione all’infanzia è nei punti esclamativi finali. Niente punto sotto la stanghetta esclamativa, ma un cuoricino rosso. Deve portare fortuna alla bimba che riceverà i capelli di Alba per la parrucca che dovrà nascondere i segni della chemioterapia. Anche se la fortuna, forse, è già avere bambini che pensano ad altri bambini con il cancro. Pensieri senza rammarico. Senza retorica. Solo con la voglia di dare una spinta a superare l’ostacolo.
A dieci anni, il concetto di farcela fa parte delle cose. Come l’allenamento di sport ninja per Alba o le Storie della Buonanotte per Bambine ribelli che, ogni sera, Alba legge alla mamma Tiziana, prima di spegnere la luce. Il loro angolo riservato. Quello dove nasce anche l’idea di regalare la treccia ai bambini senza capelli perché malati di tumore. «La scelta - racconta Tiziana - è avvenuta in modo naturale. Tutto nasce da una notizia curiosa letta su Facebook che, per una volta, ha avuto una funzione positiva invece che negativa». Tiziana, infatti, viene colpita dal fatto che negli Stati Uniti sui social molti ragazzi, soprattutto maschi, venivano presi in giro perché si lasciavano crescere i capelli. Questi ragazzi spiegavano che non era una moda, ma un modo per poter donare i capelli a bambini, adolescenti e persone rimaste calve in seguito alla chemioterapia. «Ho deciso di informarmi per capire se fosse una notizia vera o una bufala - riprende la mamma di Alba, che lavora come segretaria in un cantiere navale a Viareggio - e ho scoperto che era tutto vero».
Parte così la ricerca di un’ associazione, alla quale rivolgersi. Alla quale mandare i capelli. E senza grandi sforzi Tiziana scopre a Roma A.T.R.I. onlus e il “Progetto Smile”. Ne parla con la figlia Alba Marina che non ci mette molto a farsi convincere: «Con Alba abbiamo deciso che per l’estate sarebbe stato utile avere un aspetto più pratico: i capelli corti. Le ho proposto un caschetto. Le lo domandato se le avrebbe fatto piacere donare la sua treccia e non ha esitato un attimo». In più, il Progetto smile consente - a chi vuole - di mettersi in contatto con la persona o la bambina alla quale andranno i capelli donati. «Basta scrivere una letterina da allegare al pacco con i capelli. Una richiesta di amicizia. Alba si è sentita di farlo. Quindi ha preso un foglio dal suo quaderno e ha scritto. Poi siamo andati dalla parrucchiera vicino casa e Sandra ha tagliato la treccia di Alba. Mia figlia non ha avuto un attimo di ripensamento. Né di tristezza». Perché Alba è tosta. Dice la mamma. È generosa. E fa bei regali alle amiche. Conosciute e sconosciute. Uno è la fiducia. Uno è la speranza. A volte arrivano anche per posta. E quando meno te li aspetti.
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