Sicurezza
Cannabis terapeutica la ministra Grillo cerca un socio privato
Visita a sorpresa all’Istituto Farmaceutico Militare a Firenze «Aumentare la produzione, ma il pubblico da solo non può»
PRATO
Le aziende private potranno produrre la cannabis terapeutica all’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze. A una condizione però: che seguano i criteri di qualità richiesti dallo stesso istituto. La ministra della Salute Giulia Grillo improvvisa una visita ufficiale all’Istituto Farmaceutico Militare, senza avvisare il governatore Enrico Rossi né l’assessora alla Salute Stefania Saccardi. E annuncia: ci vuole un socio privato del pubblico per aumentare la produzione di cannabis terapeutica.
«Verrà bandita una sorta di manifestazione di interesse per una partnership pubblico-privata, per aumentare la produzione della cannabis terapeutica», spiega all’insaputa della Toscana. Ci vorrà «tempo per organizzare, ma essendo un’attività di grande interesse tanto per il Ministero della Difesa, quanto per la Salute, saranno fatti tutti gli sforzi per farla nel più breve tempo possibile». Rossi, però, non accetta l’invasione di campo. E (da ospite non invitato) replica: «Propongo un'alternativa, di cui mi assumo la responsabilità. La Regione Toscana è disponibile a costituire un ente senza fine di lucro e a entrare, in sinergia con i ministeri competenti, nella produzione di questo farmaco così importante, garantendo quantità adeguate per i pazienti che ne hanno bisogno». È il modo del presidente di dire: giù le mani dalla sanità toscana, pubblica al 95%. Così è e così deve restare. Anche se la ministra Grillo ribadisce che «attualmente non è sufficiente la quantità di cannabis» prodotta dall’Istituto. Anche se la produzione pubblica nelle serre è in aumento: arriverà a 150 chili a fine 2018, toccherà quota 300 chili a fine 2019. Ma per le esigenze dei pazienti in continuo aumento non basta. Ecco allora che incrementare la produzione è «molto importante» perché «possiamo anche noi soddisfare altre esigenze, non solo interne ma pure estere». E in un post sul profilo Facebook la ministra conferma che farà «ogni sforzo affinché in tutte le farmacie torni disponibile la cannabis a uso medico per garantire la continuità terapeutica».
Soddisfatto il direttore dell’istituto Antonio Medica che specifica: «Con l’ingresso dei privati il nostro ruolo sarà quello di assicurare che la cannabis prodotta sia di massima qualità». Ma la Funzione pubblica Cgil di Firenze è preoccupata per la possibile esternalizzazione della produzione di cannabis. E si rivolge al direttore dell’Agenzia Industrie Difesa Gian Carlo Anselmino: «Ora i lavoratori dello stabilimento sono una quarantina; è auspicabile tornare alla dotazione organica di qualche anno fa, superiore a 50 unità».
Impostata la pratica cannabis, la ministra Grillo si fionda all’ospedale di Prato per rendersi conto di «alcune criticità». Un’altra visita a sorpresa che irrita il sindaco Matteo Biffoni - «uno sgarbo alla città», anche se per gli attivisti M5s il sindaco ha solo voglia di fare polemica.
Le “criticità” impellenti, però, alla fine sono due: l’elevato numero di accessi al pronto soccorso, passati da 70.000 a 100.000 l’anno, e il numero insufficiente di posti letto. Sul primo la ministra suggerisce di lavorare sugli accessi in codice bianco e verde, quelli meno gravi. Sul secondo polemizza (a posteriori) sui project financing (la partecipazione dei privati alla costruzione degli ospedali in cambio della gestione di alcuni servizi). Viene, comunque, informata dai vertici della sanità pratese del progetto, già finanziato, per aggiungere un padiglione che risolva la carenza di letti. Mentre l’assessora Saccardi difende la scelta del suo predecessore Enrico Rossi di costruire ospedali coi soldi dei privati: «Se non avessimo coinvolto i privati non avremmo avuto i quattro nuovi ospedali». Del resto la stessa ministra cerca un socio privato per aumentare la produzione di cannabis terapeutica. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
