Il Tirreno

Toscana

Viaggio a Fabbriche di Casabasciana dove don Glaentzer è ai domiciliari Nel borgo c’è anche chi lo difende: «E se fosse stata lei a tentarlo?» 

«Mandiamo via il parroco» ma quasi nessuno firma per liberarsi del molestatore

TOMMASO SILVI
«Mandiamo via il parroco» ma quasi nessuno firma per liberarsi del molestatore

il reportage Ci sono due facce di Fabbriche di Casabasciana. Un angolo di verde e persone semplici ai piedi delle vette della Garfagnana, anche se qui,nel territorio di Bagni di Lucca, siamo ancora...

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il reportage

Ci sono due facce di Fabbriche di Casabasciana. Un angolo di verde e persone semplici ai piedi delle vette della Garfagnana, anche se qui,nel territorio di Bagni di Lucca, siamo ancora nella Mediavalle del Serchio. «Birretta?» , «Cappuccino?» , «Focaccina, ma senza scaldarla, vero?» . La compattezza di una comunità la riconosci dal bar del paese. Perché quando chi sta dietro al bancone conosce a memoria abitudini e gusti di chi varca la soglia d’ingresso, allora vuol dire che si è davvero in un posto dove gli abitanti, tra loro, non hanno segreti.

A Fabbriche di Casabasciana, paese attraversato dalla Statale del Brennero, con qualche casa, una scuola materna e una chiesetta, da sabato pomeriggio abita don Paolo Glaentzer, sorpreso, all’inizio della scorsa settimana, in un auto, a Calenzano, a molestare una bimba di 10 anni .

Il prete qui ha una casa dove sconterà gli arresti domiciliari. Ma il paese non lo vuole. Lo odia per ciò che è accusato di aver fatto. La rabbia è tanta, ma le parole sono poche. Perché l’indignazione, gli sproloqui farciti di “io gli farei e “io lo manderei” svaniscono di fronte a una macchina fotografica e a un taccuino. Le stiamo dando la possibilità di raccontare ai nostri lettori la sua rabbia, la rabbia del paese. Perché non possiamo fotografarla? «No, per l’amor del cielo. Io la foto e il nome sul giornale non li voglio». E per una parte di paese che parla, racconta, si espone e spera di veder allontanato il “prete pedofilo”, come è stato ribattezzato, ce n’è una che si chiude in casa alla sola vista di due persone estranee che fanno domande, che cercano di capire e mettere nero su bianco l’anima di una lingua di asfalto con poche centinaia di anime a darle vita. «Io ho pensato per primo alla raccolta firme - dice Mauro Buchetti, pensionato e nonno - ma qui non aderirà mai. Questo è un paese bacchettone, la chiesa qui non si accusa». Alle sue parole fanno seguito quelle della figlia Sara: «Non è un caso che il prete sia qui, secondo me. A Casabasciana c’è sempre stata una reverenza spassionata per i preti».

Poi ci sono le voci fuori dal coro, chi dice di non provare fastidio ad abitare vicino a don Glaentzer. Punti di vista. «E se fosse stata la bambina a proporre quella roba? Lei ci stava, glielo dico io». Parla una donna. E si riferisce a una bimba di 10 anni. «E ma oggi a quell’età sono già sveglie», insiste. Non cambia idea. Spara alto, la signora. Eppure non ci mette la faccia. Un caffè. Il tempo di un paio di sorsi dalla tazzina basta per sentire di tutto al bar del paese. «È un peccatore come altri, cosa volete che sia. D’altra parte i preti sono uomini, provano attrazione». Questa volta lo giustifica un uomo. Ma la sostanza non cambia. Resta anonimo come la compaesana. E codardo. —

TOMMASO SILVI

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