Il Tirreno

Toscana

Firma per avere il catalogo deve comprare il materasso

Cesare Bonifazi
Firma per avere il catalogo deve comprare il materasso

Pensionata di Grosseto denuncia di essere stata costretta all’acquisto Incastrata per aver siglato la ricevuta di consegna della rivista dei prodotti

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LIVORNO

Il copione si ripete uguale a se stesso: una telefonata, una firma per avvenuta consegna del catalogo e poi la richiesta insistente di fare acquisti da migliaia di euro. Nella rete della truffa del catalogo ci finiscono in molti.



È accaduto anche ad Antonella Barbini, pensionata grossetana di 62 anni, ex infermiera, che ha deciso di raccontare la sua disavventura al Tirreno. Come già altri lettori hanno fatto dalla Versilia. Diversamente da altri clienti, però, Antonella Barbini non ha avuto la forza di opporsi ai venditori venuti dalla provincia di Padova: «Sono stata minacciata di cause legali, ho avuto paura e ho accettato di comprare rete e materasso - spiega la pensionata - mentre firmavo mi rendevo conto che stavo per essere raggirata ma era un periodo difficile della mia vita, avevo perso da poco tempo mio marito, e non ho saputo oppormi alla loro insistenza». La vergogna che ha provato è rimasta sepolta per molto tempo: «Ho ricevuto i venditori quasi sempre per le scale, volevano entrare in casa ma ho sempre rifiutato. Non sono una persona che di solito abbocca , ma in quelle circostanze ero molto fragile - racconta - quando passavano i miei vicini dall’androne mi immaginavo i loro pensieri: “Ecco, si sta facendo fregare”. A mia figlia ho detto cosa era successo solo quando è arrivata la merce. Non volevo guai e abbiamo concordato che, per farla finita per sempre, era meglio pagare e dimenticarsi di tutto. Ho speso tutti i risparmi che avevo».



Il canovaccio per vendere sembra concordato dalla società: prima la telefonata dal call center, poi la visita del primo affabile operatore che si presenta come studente bisognoso di fare bene il “lavoretto”, la firma del cliente come ricevuta del catalogo dei prodotti. Insieme alla raccomandazione: «Quando arriva il mio superiore, gli dica che ho fatto un buon lavoro». Dopo venti giorni arriva la visita di un secondo venditore, molto più aggressivo che reclama un ordine. Ogni volta lo sbigottimento del raggirato: viene fatto notare che la prima firma è un impegno all’acquisto. Al contrario di quanto prospettato dal primo incaricato. La versione può variare sulle cifre, non sulla sostanza: a volte si pretendono 3.000 euro in 5 anni, a volte 3.000 euro ogni anno per 5 anni, a volte una tantum. Di solito insieme a queste richieste viene prospettato che il rifiuto a pagare farà scattare un’azione legale. E scatta la paura nel cliente: meglio ordinare che finire in tribunale.



C’è, però, chi riesce a sfuggire a questa rete congegnata per accalappiare persone semplici. Sonia Agostino racconta la propria storia da Verona: «L’anno scorso sono stata contattata via telefono da una signora di Padova: sarebbe venuto a casa un incaricato a portare un catalogo di articoli per la casa scontati. Un ragazzo molto educato è arrivato circa una settimana dopo. Non l’ho fatto entrare; dal giardino mi ha esposto l’offerta dicendo che se fossi stata interessata sarebbe passato un altro giorno. Poi mi ha chiesto di firmare per il catalogo ma naturalmente non ho firmato niente. Non ha insistito e se n’è andato. Ho provato a richiamare la signora per lamentarmi ma il numero era inesistente. Lo stesso giorno ho raccontato la cosa a una mia parente che mi ha confermato di avere sentito alla radio di questa truffa». —



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