Il Tirreno

Toscana

Alberi monumentali in pericolo a Pisa Lucca e sulla costa

Alessandro Bientinesi
Alberi monumentali in pericolo a Pisa Lucca e sulla costa

Dopo il caso dei cipressi di Bolgheri, l’allarme dell’esperto «Moribondi molti platani e palme, olmi in via d’estinzione» 

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Ci sono 80 cipressi pronti a diventare legna da ardere. Non alberi qualsiasi, ma quelli che a Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar. Cinque chilometri di poesia e 2400 cipressi attaccati da un cancro che rischia di mettere a rischio il monumento vivente. Seiridium cardinale è il nome tecnico del fungo che come un parassita divora le piante.

In Toscana l’emergenza, però, non riguarda solo Bolgheri. I platani stanno praticamente scomparendo con casi drammatici che vanno da Lucca fino a Pisa. Mentre il punteruolo rosso ha già ucciso migliaia di palme sulle nostre aree litoranee. E mentre anche gli olmi sono scomparsi, il pericolo arriva dal Salento. Con il batterio xylella fastidiosa che dopo aver ucciso gli olivi al sud sta risalendo pericolosamente la penisola. Per capire come sta il patrimonio arboreo toscano e le cause che stanno decimando gli alberi secolari ci siamo rivolti a Giacomo Lorenzini. Ordinario di patologia vegetale all’Università di Pisa.

Da cosa è causato il cancro del cipresso?

Un microfungo fitopatogeno, un organismo microscopico che attacca il legno, emette tossine all’interno della pianta e porta a morte l’albero o sue porzioni. È in Italia da circa 70 anni, proveniente dal Nord-America. Dovremo convivere con lui, non possiamo farci niente.

Perché si propaga così facilmente, in particolare nel viale di Bolgheri?

Da ogni pianta infetta “partono” migliaia di propaguli, microscopici, trasportati dal vento e dalla pioggia. Anche gli insetti e piccoli animali possono avere un ruolo. Moltissimi vanno dispersi, ma basta che uno magari su un milione finisca casualmente su un tronco di cipresso, in prossimità di una microlesione, e inizia il calvario.

Quali sono i sistemi per evitare o limitare il cancro?

L’infezione su un cipresso non può essere arrestata, se non eliminando (bonificando) le regioni ammalorate. Ovviamente viene deturpata l’armonia architettonica della pianta, ma così facendo si impedisce che da questo albero infetto si disperda la massa di inoculo capace di minacciare gli altri individui. Nessun trattamento chimico preventivo o curativo è proponibile.

80 alberi verranno abbattuti e ripiantati. È davvero la migliore soluzione possibile?

Non sono aggiornato sulla situazione di Bolgheri, ma sono certo che i colleghi del Cnr di Firenze stanno suggerendo le soluzioni più appropriate. Forse è la pubblica amministrazione che non ha i tempi e le risorse adatte per rispondere a emergenze come queste, che rischiano di compromettere elementi pregiati del nostro patrimonio paesaggistico. I patogeni delle piante non aspettano.

Ci sono altre situazioni simili, con alberi e/o complessi monumentali a rischio in Toscana?

Purtroppo, sì. Alcuni esempi: la moria dei platani, con casi drammatici come il Viale D’Annunzio a Pisa, le Mura di Lucca, San Giuliano Terme, la Versilia; e come non pensare al “punteruolo rosso”, un insetto che in pochi anni ha portato a morte migliaia di palme nelle nostre aree litoranee, nonostante i tentativi in atto di contrastarlo. Sono scomparsi gli olmi, anche questo è un problema fitopatologico. Poi, sappiamo tutti che è proprio in Italia che si sta consumando il caso più drammatico a livello mondiale, la moria degli olivi in Salento causata dal batterio Xylella fastidiosa. Sono già morti migliaia di alberi, anche monumentali, e la pandemia si sta muovendo inesorabilmente verso Nord. Un altro mirabile esempio di come la pubblica amministrazione e la politica siano inadeguate a fronteggiare situazioni critiche. Anche la diffusione di notizie infondate, false e spesso farneticanti ha contribuito a costituire un clima di immobilismo.





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