Il dolore
«C’è del bello anche nei numeri» Il genio matematico è un normalista
Luigi Ambrosio, ordinario della scuola pisana, in Brasile è oratore (unico italiano) al “Congresso dei portenti”
PISA
«C’è del bello nei numeri. Come lo si percepisce in un quadro o in una scultura, un bravo professore di matematica è bravo quando riesce a mostrare la bellezza di una teoria». Funzione e derivati non sono fredde formule. E, anche se spesso invisibili, la nostra vita quotidiana si basa su algoritmi frutto di teorie complesse.
Uno dei promotori della “bellezza dei numeri” è Luigi Ambrosio, ordinario di analisi matematica alla Scuola Normale di Pisa, che il prossimo agosto sarà tra i 21 matematici di tutto il mondo, unico italiano, invitato come “plenary speaker” al prossimo congresso internazionale dei matematici a Rio De Janeiro. Un bel traguardo per quel bambino di 10 anni, nato ad Alba e cresciuto a Trani prima degli studi a Pisa, che giocava con il nonno a imparare formule e indovinelli matematici.
Quanto è importante un invito di questo tipo per un matematico?
Per me questo è una sorta di premio alla carriera. Pochissimi matematici hanno avuto la possibilità di essere invitati più di una volta come plenary speaker al congresso mondiale, uno di questi è il mio maestro Ennio De Giorgi. Il che significa parlare di fronte a quasi 5000 matematici provenienti da tutto il mondo, illustrando il mio lavoro di ricerca. Basti considerare che l’International Congress of Mathematicians viene organizzato ogni quattro anni. Ed esattamente come le olimpiadi c’è un comitato che sceglie chi invitare ogni edizione. Io sono stato “plenary speaker” già al convegno europeo di Amsterdam nel 2008 e ho partecipato a quello mondiale di Pechino nel 2002. Questo è sicuramente l’invito più importante.
Che ruolo ha Pisa e la Normale in questo risultato?
La scuola attrae i potenziali migliori talenti a livello nazionale. Non a caso la maggior parte dei premi matematici europei under 35 sono quasi tutti legati a Normalisti. Io ho lavorato per il congresso di Rio per più di un anno, simulando il mio intervento, che avverrà il prossimo 4 agosto e durerà un’ora, proprio con i miei ex allievi. Un percorso lungo nel quale Pisa ha ovviamente un ruolo centrale.
Come si è appassionato alla matematica?
Avevo 10 anni o poco più e mio nonno mi insegnava dei giochi per fare dei calcoli più rapidamente. E io fin da subito non mi accontentavo di vedere il loro funzionamento, ma volevo capire perché funzionassero così bene. Volevo andare oltre. Avevo un senso del gusto e della curiosità che probabilmente è innato ma che il mio percorso di studi alla Normale ha sicuramente alimentato facendomi arrivare ai risultati di oggi.
Quanta matematica c’è nella vita odierna?
La nostra quotidianità è pervasa di matematica, anche se spesso non la vediamo. In particolare negli ultimi 10 anni la tecnologia ha fatto dei passi da gigante, avanzando a velocità doppia rispetto alla matematica. C’è, dunque, molta richiesta di teorie matematiche. Gli algoritmi legati all’intelligenza artificiale utilizzano molta matematica. E nel recente passato i numeri hanno avuto un ruolo fondamentale, solo per fare un esempio, nel trattamento delle immagini. Trasformare una foto in un segnale digitale richiede una serie di sfide che la matematica ha affrontato e superato. Arrivando a rendere visibile una targa di un’auto da un satellite. Dietro a questi successi ci sono, spesso, dei giovani italiani.
I giovani ricercatori non vengono però aiutati.
Se provo a fare una statistica, dei miei ultimi dieci allievi, almeno sei o sette di loro hanno proseguito il loro percorso di ricerca o lavorativo all’estero. E la percentuale di Pil che l’Italia destina alla ricerca è tra i più bassi non solo dei paesi più sviluppati d’Europa, ma dietro ad altri in fase emergente. Rispetto al passato, però, le assunzioni nepotistiche si sono notevolmente ridotte. E si è creata maggiore flessibilità utile a premiare il merito. Per le stesse università è fondamentale eliminare le normative che irrigidiscono troppo il sistema. Questo è nell’interesse stesso dei vari dipartimenti che con i migliori allievi possono aumentare le loro performance.
Cosa illustrerà a Rio il prossimo 4 agosto?
I miei principali interessi di ricerca riguardano il calcolo delle variazioni, la teoria geometrica della misura e la teoria del trasporto ottimale con le loro applicazioni alle equazioni alle derivate parziali. Anche in Brasile approfondirò questi temi sperando di essere compreso da tutta la platea, cosa non sempre così semplice e scontata. —
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