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Due ore di folla, sedili sporchi e tempi morti tra il Galilei e Firenze in treno è un’odissea

Mario Neri
Due ore di folla, sedili sporchi e tempi morti tra il Galilei e Firenze in treno è un’odissea

Viaggio sulla tratta che Toninelli vuole potenziare per fare di Pisa l’aeroporto strategico toscano. I turisti: migliorate il servizio con ticket più cari

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FIRENZE. Forse la spiegazione a tutto è lei. Sandra Vecchi, italo-canadese, 50 anni e poco più, stretta stretta sul sedile di un Jazz con una bottiglia di tè anti calura in mano. Sì, Jazz. Questo è il suo nome. Uno dei nuovi, la Regione negli ultimi quattro anni ne ha acquistati 16. Perché anche i treni hanno una loro musica interiore, un sound da far vibrare in chi li popola, li vive, li consuma. E lei dice che quella di questo regionale suona che è una meraviglia, si sentirà cullata dal rollio di curve dopo Rifredi anche sotto la Torre. «Vuoi sapere come sono i treni italiani? Ah, proprio questo su cui sono seduta». «Se non disturbo Sandra». «Ok, il tuo inglese fa schifo, ma riesci a farti capire. Mettiti comodo». Era stato chiaro fin da subito: Sandra è una tipa diretta, schietta, un’ ottimista. «È la seconda volta che visito l’Italia e la Toscana, e i treni non sono così male. Magari un po’ scomodi, ma funzionano. Sono perfino migliorati dall’ultima volta, in orario».

IL SOGNO SFUMATO DEI 35 MINUTI
Sandra ha programmato un grand tour. Ora è diretta a Pisa, poi la Liguria, Portofino. L’abbiamo incontrata all’inizio del viaggio, a Firenze, e ora che invece siamo alla fine, ripartiti da Pisa, ci è tornata in mente lei ascoltando Luza Adams, 29 anni, promettente ricercatrice di letteratura in un’università londinese di cui ci è sfuggito il nome (l’inglese da schifo, appunto). È appena atterrata al Galilei da un Ryanair proveniente da Londra. Ha accettato di aiutarci nel nostro test. E cioè verificare se – come ha annunciato il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli al Tirreno – il Galilei può fare da aeroporto strategico, lo scalo principale della Toscana, e se davvero per renderlo tale non serve che aumentare e velocizzare i treni sull’ormai mitologica tratta Pisa-Firenze, quella per cui 4 anni fa il governatore Enrico Rossi annunciò: «Grazie ai finanziamenti legati al G8 che si terrà a Firenze nel 2017 investiremo 50 milioni. Percorrere la tratta in 35 minuti si può». Così sarebbe cessata l’eterna diatriba fra pisani e fiorentini, da anni persi in un dibattito estenuante su chi debba averla più lunga, la pista. Il sogno dei “35 minuti” si è sciolto come neve al sole, il G8 non s’è mai tenuto, e a sentire Toninelli resteranno i pisani i più dotati. Ma i turisti che agognano la cupola del Brunelleschi a che condizioni viaggiano sulla tratta? Ecco, no, il viaggio di Luza non è Jazz. Oggi, per arrivare dal Galilei a Santa Maria Novella in treno servono (minimo) 2 ore e 17 minuti.

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IN VIAGGIO CON L'INGLESE
Il test è stato semplice. Lunedì, 16 luglio. Abbiamo selezionato un volo a caso facendo finta di essere atterrati con quello delle 12 (in realtà è atterrato alle 12.50, e altro che treni, qui ritardano i low cost) per misurare quanto serva per acciuffare un treno dopo essere sbarcati al Galilei ed arrivare dalla città della Torre a quella degli Uffizi, con quali tempi e quali (s)comfort. Fra discesa e recupero bagagli, i primi passeggeri sono sbucati dal gate-arrivi alle 13.18. Servono 3-4 minuti per percorrere il terminal e raggiungere il People Mover. La navetta aeroporto-stazione è sopraelevata e per salire a bordo ci si deve inerpicare per quattro rampe di scale o prendere l’ascensore. Un paio di minuti anche per l’acquisto del biglietto da 2,70 euro. Insomma, alla stazione si arriva alle 13.29. E, se come Luza, non avete neppure il ticket per il treno (8,60 euro), è impossibile pensare di salire al volo su quello delle 13.32. Dunque, hanno tutti ripiegato sul regionale 23382 delle 13.54. In verità, la gran parte s’è diretta sul bus posteggiato davanti agli arrivi. Con 14 euro promette di condurre a Firenze in un’ora e 10 minuti. Sulla carta, però. E non alla stazione, ma alla Fortezza Da Basso.

SE IL TRENO NON È UN JAZZ
Ma questo partito dal binario 2 appunto non è un Jazz. Solo uno di quei vecchi e cigolanti regionali un po’ frusti che ogni giorno toccano ai pendolari. Se c’è stata un’epica del pendolarismo, questo è uno dei suoi cavalli di Troia. Altro che musica, Luza non lo dà a vedere ma da quando è salita è piombata in una silenziosa afflizione. Si è seduta vicino al finestrino, dopo una sconveniente e inelegante gimcana nel corridoio della carrozza, dove altri turisti giunti trafelati dal binario 14 hanno mollato i borsoni e i trolley troppo grandi per poter essere riposti nel ripiano sopra i sedili. Dal finestrino è appena scorsa Pontedera e tu-tu-tum, Luza sta stringendo le labbra in una smorfia mentre si tiene il cappello a larghe tese per evitare che le folate glielo catapultino chissà dove.

L'EPICA PENDOLARE
«Ok, il ticket Stansted-Londra è più caro ma non è, non è… - un fremito scorre sulle labbra - come qui». Come qui, come? «Scomodo, affollato, appiccicaticcio, la gente in piedi che ti viene addosso, e cos’è questo?», dice indicando con il dito una macchia nera sul sedile. E pensare che non è neppure in ritardo. O meglio, il 23382 era stato annunciato con 12 minuti di ritardo, ma alla stazione è arrivato in orario. In pochi anni, a suon di nuovi Vivalto, Jazz e Swing (La Regione ne ha acquistati 35), il tasso di puntualità è salito dal 92 al 99%. «Un’ora è troppo, da Stansted bastano 40 minuti», sbuffa Luza. E certo, ma servono 17 sterline, quasi 20 euro. Che poi si fa presto a dire Londra. Da Stansted a Liverpool street ci sono una sessantina di chilometri, da Pisa a Firenze 100. «E allora aumentate i biglietti e migliorate il servizio», chiude stizzita Luza. Accanto Yesim, volata in Toscana da Instanbul, la guarda un po’ perplessa: «Ma no, in fondo è comodo, economico e abbastanza veloce».

MA SE NEMMENO IN AMERICA...
«Ma sì, e non è nemmeno così sporco. In America ne abbiamo di peggio, giuro», la consola Suzanne Truthy. Ma lei viene dal profondo Ohio non dalla raffinata Inghilterra come Luza. E allora ecco che ci sovviene Sandra, l’italo-canadese. Lei a Pisa era arrivata in perfetto orario, un’ora di viaggio. «Che ti avevo detto giornalista!», aveva esclamato. «Uh, finalmente...», sospira ora Luza ravvivandosi i capelli imperlati di sudore. Il treno rallenta, si alza impaziente: «Arrivati». Santa Maria Novella, 15.07. Puntuali come gli svizzeri. Anzi, come gli inglesi. C’è stata un’epica dei ritardi sui treni della Toscana. Ora tutti attendono l’epoca dei 35 minuti.


 

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di Redazione web