Attenzione
Il commento / Un colpo di scena che fa bene
Scuote quel pugnale che affonda nell’inguine. Poi nel basso ventre. Una donna dell’Ottocento che prima di piantare “la lama nel cor” del suo violentatore lo castra. Anche se siamo all’opera. Anche se siamo con la Tosca in teatro
Scuote quel pugnale che affonda nell’inguine. Poi nel basso ventre. Una donna dell’Ottocento che prima di piantare “la lama nel cor” del suo violentatore lo castra. Anche se siamo all’opera. Anche se siamo con la Tosca in teatro.
Il colpo di scena, in effetti, è forte. Qualcuno stempera il nervosimo con una risata. In platea non tutti gradiscono la scelta di regia. Il riferimento sessuale esplicito. Lo considerano eccessivo. Tanto più che il barone Scarpia, il castrato, subito dopo la pugnalata ai testicoli, si porta vistosamente le mani all’inguine. A sottolineare la ferita. Non mortale. Se non per la virilità. Anzi per il machismo. Il maschilismo. E l’essere uomo in modo violento. Perché lì vuole andare a parare la regia di Tosca in cartellone questa estate a Torre del Lago.
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:1.17069698:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2018/07/17/news/tosca-evira-il-perfido-scarpia-contro-la-violenza-di-genere-1.17069698]]
Si può discutere se, in questa sottolineatura - le mani all’inguine, dopo la pugnalata - ci possa essere un eccesso di “veridicità” e quindi di verismo nella scena. Se l’effetto non sia grottesco, invece che solo efficace. Che vada oltre la capacità di attirare l’attenzione su un problema di estrema attualità come la violenza contro le donne. Le scelte di regia sono sempre opinabili. Di sicuro, però, si può dire: 1) di fronte alla castrazione di Scarpia non si resta indifferenti; 2) l’attenzione viene attirata; 3) ci si domanda perché Tosca non si limiti ad accoltellare il barone al cuore come fa sempre e lo pugnali ai genitali.
Queste sono domande che fanno bene. Servono a non far dimenticare che la violenza contro le donne non è un problema da campagna elettorale o da propaganda. Che non è neppure un’emergenza come la politica si ostina a definirlo, appartenendo ormai alla quotidianità. Anzi, in questo momento non è più nulla, visto che è pure sparito dall’agenda politica. Perciò bene che almeno l’arte se ne occupi. Se poi le forme che usa fanno discutere, ancora meglio. Almeno le donne maltrattate, violate, uccise non escono di scena. Non del tutto. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
