Il Tirreno

Toscana

Morta per uno shock anafilattico. L'allergologa: «A volte può non bastare una dose del farmaco salvavita»

Camilla De Fazio
Andare a cavallo era una delle grandi passioni di Chiara Ribechini
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Andare a cavallo era una delle grandi passioni di Chiara Ribechini

Pontedera, Chiara Ribechini stroncata davanti al fidanzato e agli amici da un probabile shock anafilattico dopo una cena

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PISA. La giovane Chiara Ribechini ha perso la vita in seguito a problemi respiratori. Le cause della morte restano al momento sconosciute. L’ipotesi più probabile è una reazione allergica ma non è da escludere un attacco d’asma, come spiega al Tirreno Ilaria Puxeddu, allergologa e immunologa all’ospedale di Pisa.

Chiara era allergica al latte e ai suoi derivati, ma nel pasto non erano presenti. Come potrebbe essere uno shock anafilattico?

«Ci potrebbe essere stata una contaminazione in ciò che ha mangiato. A volte è sufficiente un contatto indiretto. Non è da escludere che si sia trattato di un’allergia non nota. I piselli, per esempio, possono causare una reazione».

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Quanto tempo dopo l’ingestione si manifesta la reazione allergica?

«Dipende. Si può avere una reazione mentre si ingerisce l’alimento, ma anche dopo mezz’ora o un’ora. Ci sono delle forme ritardate che si manifestano dopo alcune ore».

Qual è la prima cosa che un paziente allergico deve fare in caso di crisi allergica?

«Ci sono diversi farmaci che si possono assumere. L’adrenalina è il salvavita, fa dilatare i bronchi e il paziente, dopo averla assunta, può tornare a respirare. Permette di reagire allo shock, quindi va assunta in caso di insufficienza respiratoria, prurito al palmo delle mani, vertigini e senso di svenimento. Quando invece il paziente presenta gonfiori delle labbra, manifestazioni cutanee, ma non è presente difficoltà respiratoria o vertigini o segni di ipotensione bastano cortisone e antistaminico per via intramuscolare».

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La giovane ha reagito, come altre volte alla crisi, assumendo il farmaco, perché non è stato sufficiente?

«Non è possibile attualmente sapere le cause del decesso. Talvolta non basta una singola dose di adrenalina e a seconda dei casi e può essere richiesta una seconda somministrazione».


Cos’altro può aver causato l’arresto respiratorio?

«Potrebbe anche essersi trattato di un’asma non controllata, instabile con riacutizzazione dell’asma durante la reazione allergica».

Come può un soggetto allergico sapere esattamente tutto ciò che deve evitare?

«Di solito si fa un test percutaneo, che si chiama Prick test, per un pannello base di alimenti. Sono gli allergeni più comuni. Si passa poi a un secondo livello di analisi, il dosaggio delle immunoglobuline E nel sangue. Recentemente la ricerca ha sviluppato ulteriori test che possono aggiungere informazioni utili sul tipo di allergia alimentare. Il problema è che non sono stati identificati tutti gli allergeni potenzialmente responsabili di allergia alimentare, quindi non esiste un test che permetta di conoscere con certezza tutte le sostanze che possono provocare una reazione allergica. La ricerca sulla diagnostica e sulla prevenzione delle allergie alimentari sta facendo passi da gigante, ma ancora tanto deve essere fatto».


 

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