Italia
Liste di attesa, soldi ai medici per ridurle su visite ed esami
La Regione Toscana vara un pacchetto da 10 milioni per tagliare i tempi negli ospedali. Saccardi: «La sanità è come la sicurezza, investiamo per cambiare percezione»
LIVORNO. «La sanità è diventato un fronte politico come la sicurezza. Ci sono i dati e c’è la percezione. Non possiamo ignorare nessuno dei due aspetti». Dunque, Stefania Saccardi tira un sospiro di sollievo guardando i dati dell’ultimo rapporto su Salute e Welfare, ma sa di non potersi crogiolare davanti alla fotografia scattata dall’Agenzia regionale per la sanità, l’Osservatorio sul sociale e il Mes del Sant’Anna, il laboratorio della Scuola superiore pisana guidato da Sabina Nuti che ogni anno valuta, striglia e premia il sistema sanitario toscano. No, non basterà ad invertire la rotta dell’opinione pubblica enunciare numeri, dati e tabelle e raccontare di una nuova Toscana felix, più anziana certo, ma con una popolazione che migliora per speranza e stili di vita o per cui diminuisce la mortalità per tumori.
Per questo oggi, insieme al governatore Enrico Rossi, l’assessora alla salute presenta un nuovo pacchetto per ridurre le liste di attesa. «Dopo le misure sulla chirurgia, investiremo 10 milioni per tagliare i tempi sulle visite specialistiche ambulatoriali e sulla diagnostica meno complessa. Non si può aspettare tre mesi per un eco addome», dice Saccardi.
Chi ha consultato la delibera sa che una delle leve cruciali per potenziare l’offerta di visite specialistiche su settori come oculistica, cardiologia dermatologia, ortopedia ed esami sarà l’intramoenia. Niente affidamento ai privati come successo alcuni mesi fa con un pacchetto di prestazioni da 3 milioni all’Asl Toscana centro. I 10 milioni serviranno a pagare i medici di Asl e policlinici universitari impegnarli in prestazioni aggiuntive in regime di libera professione. E per smaltire gli arretrati, lo faranno di sera, il sabato e in fasce orarie in cui i macchinari vengono utilizzati meno. In pratica verranno pagati con degli “extra”, come se svolgessero la libera professione all’interno delle strutture (ma la Regione sborserà tariffe calmierate) ma per aumentare l’offerta istituzionale. Nessun impatto sui cittadini. Continueranno a versare il ticket o a non pagare se esentati. Una sforbiciata alle liste è anche l’obiettivo degli emendamenti presentati da Stefano Scaramelli alla riforma della sanità. Le modifiche prevedono la soppressione della figura dei direttori della programmazione, anelli di congiunzione fra aziende ospedaliere e Asl. «Dirigenti inutili che ci faranno risparmiare un milione all’anno», dice il consigliere regionale dem.
Ma il taglio alle attese non è l’unico tasto amministrativo e politico da azionare. «Dobbiamo cambiare la percezione - dice Saccardi - La sanità sta diventando un tema simile alla sicurezza. Se vai dal prefetto di Firenze ti dice che, a stare ai numeri, in città non c’è un’emergenza. Per i cittadini invece è il caos poiché la microcriminalità condiziona le loro vite. Lo stesso succede negli ospedali. I cittadini non si arrabbiano solo perché aspettano tanto in pronto soccorso, ma anche perché nessuno dà loro informazioni. Investiremo per formare gli operatori». È strategico farlo, altrimenti a poco servirà raccontare di una Toscana in cui aumenta la speranza di vita (81 anni per gli uomini, 85 per le donne), i sedentari sono il 31% rispetto ad una media italiana del 38, in cui la disoccupazione è all’8,5% (la media nazionale è all’11,2%) e in cui uno dei rischi maggiori è dato dalla riduzione dei nuovi residenti stranieri, gli unici che negli ultimi 20 anni abbiano trainato la crescita demografica.
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