Il Tirreno

Toscana

La studentessa di 73 anni va all’Erasmus

Alfredo Faetti
La studentessa di 73 anni va all’Erasmus

Rosella, ex maestra iscritta all’Università di Pisa, farà sei mesi in Corsica: «Mi piace imparare, l’età non conta»

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PISA

«È tutta colpa di Damiano», dice ridendo Rosella Morbidelli. I due sono compagni di corso nella facoltà di Scienze politiche di Pisa. Lui ha tre figli, va per i quaranta e ha voluto pubblicizzare la prossima avventura dell’amica, che a 73 anni si prepara ad andare per sei mesi in Erasmus in Corsica. «In fondo faccio semplicemente qualcosa che mi piace, cioè imparare. L’età non conta».

Se a 73 primavere hai ancora la voglia di metterti in gioco per la seconda laurea, davvero non conta. «Ma non credo che arriverò alla laurea per via dell’inglese – dice Morbidelli – Non lo conosco e non so se lo imparerò, ma non è importante. Non mi interessano il titolo o gli esami, ma seguire le lezioni». In compenso la nostra studentessa parla bene il francese e ultimamente si era stufata del tran-tran da pendolare dalla sua casa a Ceparana (La Spezia) a Pisa, tra pullman e treni. «Volevo un cambiamento dalla routine e ho fatto domanda per l’Erasmus – dice – Non credevo che l’avrebbero accettata, invece sono arrivata decima su cinquanta». A febbraio andrà a Corte, in Corsica, dove seguirà i corsi di storia moderna, storia contemporanea e geografia, pensando già alla tesi sui Patti lateranensi del 1929 e la revisione del Concordato del 1984. «Prima però devo dare due esami: teoria politica e sociologia della comunicazione – spiega – E non voglio rovinare la media: a parte diritto privato, ho tutti 30 e lode».

In curriculum Morbidelli ha già il diploma magistrale, una collezione di attestati, una laurea di Pedagogia ottenuta a Genova nel 2000 e ora insegue Scienze politiche. Ma questo viaggio infinito nella formazione nasce da un desiderio irrealizzato: giurisprudenza. «Io volevo iscrivermi lì da ragazza, ma a quel tempo occorreva aver frequentato il liceo classico per accedervi e mia madre non volle iscrivermi perché ero una femmina, così sono andata al magistrale». Era da poco passato il dopoguerra e Rosella era una ragazza di provincia del Valdarno aretino, dove è nata e cresciuta. Dopo il magistrale ha attraverso una selva di corsi e specializzazione verso l’educazione dei portatori di handicap, finendo così per insegnare nelle scuole parrocchiali e popolari. «Ho visitato tutto il mondo delle scuole elementari italiane», dice.

Nel ‘67 arriva il matrimonio e si trasferisce a Ceparana, dove ha tre figli e ottiene una cattedra fissa fino al 2007, quando è andata in pensione. Ma proprio agli arbori del Sessantotto fiorisce un’altra passione: quella per la politica. «Sono sempre stata attivista con le civiche del paese che si opponevano alla sinistra – racconta – Sono una vecchia democristiana ormai senza casa». Non lo fermi un cuore che batte di passioni, nemmeno con gli anni, così nel 2015 l’amore per la politica si è sposato con quello per lo studio. «Quando mio marito è mancato, nel 2014, ho passato un anno a piangere – racconta – Nel 2015 poi, sotto la doccia, mi sono detta: devo fare qualcosa. E mi sono iscritta all’Università». —



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