Sicurezza
«Abolite la prescrizione» L’appello dei sopravvissuti
Incontro fra Bonafede e i familiari delle vittime delle maggiori tragedie italiane Il ministro della Giustizia: «Prevista questa riforma : è una priorità per il governo»
Si è trovato davanti, per la prima volta nei panni del ministro della Giustizia, «persone che non stanno a testa bassa ma guardano negli occhi lo Stato». Sono le parole di Alfonso Bonafede (5Stelle), ieri a Viareggio per ascoltare fino all’ultimo fiato i rappresentanti del comitato nazionale “Noi non dimentichiamo”, nato dopo il disastro ferroviario del 29 giugno a Viareggio, 32 vittime. «Ha detto “ciao, mamma” e non è più rientrato» ricorda Grazia Cascino, madre di Rosario Rodinò, 26 anni, uno dei 7 operai morti nel rogo della ThyssenKrupp di Torino, 11 anni fa. Grazia chiede al ministro che il Governo italiano si faccia tramite verso la Germania: perché i manager tedeschi condannati sono ancora liberi. «Nessuno, in questa sala», sottolinea il ministro, «aveva mandato i figli in guerra». Eppure in troppi, dopo le tragedie - tutte evitabili - che li hanno colpiti si sono trovati di fronte la più amara delle realtà: «Una giustizia che spesso tende la mano ai Caini, abbandonando gli Abeli», per dirla con Antonio Morelli del comitato “Vittime della scuola di San Giuliano di Puglia” (27 bambini e la loro maestra).
Allora, la prima richiesta nel grido che si leva da Viareggio per voce delle innumerevoli tragedie d’Italia evitabili è l’abolizione della prescrizione. Istituto che il ministro della giustizia definisce «ombra inaccettabile in uno Stato di diritto». Dalla sala si alza un «va abolita», e Bonafede non si sottrae al contraddittorio nel pomeriggio denso di dolore e speranza mescolati alla rabbia e alla sfiducia - misurata sulla pelle - verso le Istituzioni. «Nel contratto di Governo - risponde - è prevista la riforma della prescrizione, che è una priorità. Discuteremo delle varie proposte. E vorrei tanto che la riforma non portasse il nome di chi l'ha scritta, ma fosse la “Viareggio” o “Viareggio bis”, così che nelle aule dei tribunali ci si ricordi non di chi l'ha scritta, ma di chi è morto e di chi ha sofferto prima che la legge esistesse».
Ma c’è poco da discutere, ha ribadito chi, malato da amianto, ha attraversato mezza Italia per il nono anniversario della strage di Viareggio: «Chiediamo - così Cosimo Semeraro, del “Comitato 12 giugno” di Taranto - processi giusti e rapidi, affinché le vittime non muoiano due volte, uccise anche dalla prescrizione».
Processi da affrontare con spese infinite, signor ministro: «Per accedere agli atti del processo devo pagare 32mila euro», racconta Adele Chiello, un figlio di 30 anni perso nel crollo della Torre piloti a Genova. Un attimo dopo, nelle mani del ministro Bonafede e del sottosegretario ai trasporti Armando Siri (Lega), ci sono le pettorine bianche con i nomi delle vittime della valanga piombata su un albergo a Rigopiano (29 morti, gennaio 2017). «Io ho perso entrambi i genitori sotto quella neve», racconta Marco Foresta, «e come mi pagherò il processo non lo so». Allora, la seconda proposta sul tavolo del ministro è quella di un fondo per le vittime delle grandi catastrofi.
«Vi chiediamo un impegno vero e concreto. Perché noi verremo a Roma». È la promessa di Antonietta Centofanti (comitato “Vittime della Casa dello studente-L’Aquila), insieme all’associazione “Il mondo che vorrei” di Viareggio. Centofanti va dritta al punto: «Il decreto “Sblocca Italia” è una vergogna, perché non consente ai territori di decidere in autonomia sul proprio destino. E va cancellato». La valanga di voci, storie, immagini è un pugno nello stomaco: «La porta del Governo è aperta per parlare ed ascoltare», assicura Bonafede: «Ci vediamo a Roma». —
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