Sicurezza
Vero o artificiale: Siena ha un cuore per tutti i pazienti
Siena: ecco un centro trapianto che rappresenta un'eccellenza a livello nazionale
SIENA. Sono 15 in tutta Italia, e uno è a Siena, all'Azienda universitaria ospedaliera senese. «Più che un'eccellenza siamo un'unicità, una specificità», dice il professor Massimo Maccherini, coordinatore del programma trapianto di cuore all'interno del Dipartimento assistenziale integrato cardio-toraco-vascolare, diretto da Carlo Pierli. Il centro di Santa Maria alle Scotte serve la Toscana ma anche l'Umbria e le Marche, con un 15% di pazienti in arrivo dalle regioni del Sud. I numeri non mentono: l'attività è iniziata nel 1994 (quando il centro è stato accreditato dal Ministero della Sanità), e da allora i trapianti di cuore effettuati sono stati 407, 11 nel 2017 e 5 quest'anno. E poi c'è il Vad, l'assistenza meccanica ventricolare, in parole semplici un cuore artificiale: nell’ospedale della città del Palio ne sono stati messi una quarantina dal 2009.
Professor Maccherini, quando una persona è candidabile per un trapianto di cuore?
«Due sono le patologie: lo scompenso cardiaco acuto e lo scompenso cardiaco cronico. Nel primo caso optiamo per l'assistenza meccanica di base o avanzata con Ecmo (una macchina cuore-polmone di lunga durata, ndr), in secondo luogo, se l'organo non recupera, andiamo al trapianto. Nel secondo caso iniziamo subito il percorso che porta al trapianto».
Come funziona l'ingresso nella lista di attesa?
«I malati vengono segnalati dai centri cardiologici periferici (cioè dagli ospedali sui territori, ndr) e destinati al nostro programma trapianto. Una volta inseriti in lista di attesa, i pazienti vengono rivalutati ogni tre mesi e convocati nel nostro ambulatorio specialistico che ricontrollerà tutti i parametri: una persona con l'influenza, per esempio, non si può operare. Oggi la lista di attesa è in media di due anni e ha 25-30 persone iscritte, mentre nel 1994 era di 3 mesi».
Quando è disponibile un cuore nuovo da trapiantare, come viene gestita l'attività?
«Facciamo venire il paziente a Siena. A questo punto si attiva il lavoro del “Heart Team”, composto da competenze multidisciplinari: almeno 20 specialisti solo per la cardiochirurgia, e altri 15 durante il ricovero. L'atto chirurgico del trapianto di cuore dura appena 40 minuti, ma tra pre e post operazione si arriva alle 10 ore».
Che cos'è il Vad?
«Consiste nell’inserire un motore elettrico a turbina assiale sulla parte sinistra del cuore che si alimenta con un cavo elettrico posto sul cranio, dietro l'orecchio. Questo permette di raggiungere tre risultati importanti: garantire la sopravvivenza del paziente, mettere a disposizione una pompa di potenza simile a quella fisiologica dell’organo, offrire un’alternativa alla carenza di cuori trapiantabili. Il Vad può essere una soluzione alternativa e permanente al trapianto per pazienti che non sono candidabili all’intervento (per età o altre patologie per esempio, ndr), ma ci permette anche di avere molto più tempo a disposizione in attesa di un organo idoneo per il trapianto vero e proprio. A Siena abbiamo avuto il record mondiale di vita con il Vad, ben 8 anni».
Il Vad è la nuova frontiera della cardiochirurgia?
«Sì, per una serie di fattori. Da una parte c'è il miglioramento della tecnologia che rende le macchine sempre più affidabili, dall'altra c'è l'invecchiamento della popolazione che riduce gli organi utili da donare. Un cuore “valido” infatti può avere un massimo di 55-60 anni. Nel 2017, in Italia, l'assistenza meccanica ventricolare è stata impiantata a oltre 100 persone, qualche anno fa erano una ventina. Mentre si riducono i veri e propri trapianti di cuore: dunque anche il nostro approccio come medici è cambiato».
Cosa succede dopo il trapianto?
«In seguito all'intervento il paziente, nel primo anno, rientra nel nostro Centro a Siena per 12 ricoveri in day hospital, uno ogni mese: verrà effettuata la biopsia per controllare il decorso post operatorio e se il nuovo organo fa rigetto. Dopo il primo anno, la terapia viene alleggerita, e la persona torna a Siena due volte all'anno più o meno per tutta la vita. Naturalmente, sempre per tutta la vita dovrà proseguire la terapia farmacologica, con dosi che andranno riducendosi».
Quanto costa il trapianto di cuore?
«Il programma trapianto è coperto dal Servizio sanitario nazionale ed è a costo zero per il paziente. Secondo il sistema Drg del Ministero, che classifica il prodotto finale dell'ospedale, il trapianto di cuore comporta una spesa di circa 67.000 euro, mentre il Vad è più costoso, intorno ai 90.000 euro, una cifra che dovrebbe diminuire nell'arco di 5-6 anni».
Avete gestito casi particolari in questi anni di attività?
«Nel 1994 abbiamo trapiantato il cuore ha una ragazza di 20 anni di Pisa, che era stata colpita da cardiopatia dilatativa dopo il parto. È vissuta bene per venti anni, poi nel 2014 è venuto fuori il rigetto che ha colpito anche un rene. Abbiamo ritrapiantato il cuore e il rene, e ora lei conduce una vita normale. È stato un caso molto pesante ma di grande soddisfazione».
Professore Maccherini, qual è lo stato di salute della cardiochirurgia italiana?
«L'attività del nostro paese è tra le migliori in Europa, non abbiamo alcuna dipendenza e non possiamo temere confronti con altre realtà. È vero che tutti gli specialisti del settore si sono formati anche all'estero (il luminare senese in Canada e a Londra, ndr), ma il nostro modello di Centri trapianto è di primissimo livello.
Il lavoro dei cardiochirurghi è importante, ed è altrettanto importante il sistema delle donazioni».
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