Il Tirreno

Toscana

Uccise la moglie, ergastolo al medico

Firenze, il dermatologo Cagnoni accusato di aver assassinato la ex a bastonate: «Sono innocente»

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FIRENZE. «Sono innocente». L’ha ripetuto fino all’ultimo Matteo Cagnoni, il dermatologo fiorentino accusato di aver assassinato la moglie Giulia Ballestri. E anche di averla violentata. Prima del verdetto, in 8 minuti di dichiarazioni spontanee, davanti alla Corte d’Assiste di Ravenna il medico racconta la propria verità. Quella che già i suoi legali hanno ricostruito in ore di difesa. Tutto inutile. La Corte d’Assise lo condanna all’ergastolo.

Secondo la corte ravennate il medico vip, che fino a un paio di anni fa era frequentemente in televisione, la mattina del 16 settembre 2016 avrebbe assassinato la moglie 39enne a bastonate. Poi avrebbe nascosto il suo cadavere in una villa disabitata di proprietà della famiglia, nel centro di Ravenna. Poi se ne sarebbe andato a Firenze dove venne arrestato e portato (in un primo momento) in carcere a Sollicciano.

Cagnoni, però, ha sempre negato sia l’omicidio sia la fuga. Ha sempre sostenuto di essere andato a Firenze dove ha uno studio medico e, soprattutto, dove aveva i genitori anziani bisognosi di cure. Che non avrebbe potuto fuggire con i pochi soldi che gli avevano trovato in tasca (circa 1500 euro) e che, soprattutto, non avrebbe mai abbandonato i tre figli avuti con Giulia, il suo “grande amore”, malgrado la separazione in corso.

Una versione non creduta dalla Procura prima e neppure dal tribunale, visto la condanna all’ergastolo e al risarcimento delle parti civili, compresi i genitori e il fratello di Giulia, ma anche il Comune di Ravenna, ammesso in virtù di un regolamento che consente la costituzione in caso di “femminicidio” .

In mattinata, ieri, a parlare sono stati gli avvocati difensori di Cagnoni, Giovanni Trombini e Francesco Dalaiti. Il primo, concludendo la sua arringa di oltre sette ore iniziata la scorsa udienza, si è concentrato sul contenuto gastrico della defunta per arrivare a sostenere che l'orario della morte va posticipato, rispetto a quello delineato dall'accusa, in un momento in cui l'imputato aveva già lasciato la villa del delitto. In conclusione ha chiesto l'assoluzione del dermatorlogo «per non avere commesso il fatto». Dalaiti, invece, ha chiesto che, in ogni modo, vengano scartate le due contestate aggravanti, la premeditazione la crudeltà, citando tra le altre cose le sentenze della Suprema Corte sui casi Parolisi e Stasi. Il Pm Cristina D'Aniello, che ha chiesto per l'imputato l'ergastolo con isolamento diurno per un anno delineando un movente legato alla separazione dovuta al nuovo compagno di Giulia, ha deciso di non replicare, facendo così iniziare da subito (erano circa le 13) la camera di consiglio.

Cagnoni era stato fermato dalla polizia tre giorni dopo il delitto nei pressi della villa paterna di Firenze: e da allora si trova in carcere.

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