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Un altro giovane perse la vita nove anni fa

Un altro giovane perse la vita nove anni fa

Storia di un invaso caratterizzato da battaglie legali, lavori in ritardo e lutti

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SAN MINIATO. Tutto è nato con una grande e gigantesca buca. Quella prodotta dall’attività estrattiva della Draga Borgioli lungo la sponda sinistra dell’Arno, in un’area a pochi passi dalle case di Roffia, nel comune di San Miniato. La necessità di mettere in sicurezza l’abitato, unita alla volontà di riconvertire il sito in chiave ambientale e sportiva, fu la molla per dare il via alla creazione del lago: un bacino remiero, in base al progetto sottoscritto nel 1991 tra privato e amministrazione comunale. Il primo passo fu l’allargamento dell’invaso, concepito come strumento per lo sviluppo turistico dell’area, immaginando la nascita di una “Cittadella dell’acqua” legata alle competizione di canoa e canottaggio.

Fu questa la prima molla della lunga e complicata storia del bacino di Roffia, costellata negli anni di numerosi lavori, altrettanti intoppi e infinite polemiche. Se da un lato, infatti, l’attività sportiva è oggi una bella realtà di San Miniato, dall’altro il progetto della Cittadella è rimasto solo un sogno. A caratterizzare gli ultimi anni sono state le vicissitudini per la trasformazione del bacino in cassa d’espansione. Un progetto partito col piede sbagliato, a cominciare dall’esproprio dei terreni alla stessa Borgioli: espropri bocciati da una sentenza del 2012. Alla fine, è stata la Regione a chiudere la partita, mettendo sul piatto altri 2 milioni per acquisire tutta l’area. Nel frattempo, i lavori iniziati nel 2008 hanno dovuto fare i conti con un paio di esondazioni, con il fallimento della prima ditta vincitrice dell’appalto, insieme ad una serie di ritardi e ad un’inaugurazione troppo frettolosa.

Ora la cassa sembra pronta ad entrare in funzione, anche se resta da sciogliere il nodo della coesistenza con l’attività sportiva. Negli ultimi anni, però, quello specchio d’acqua è stato anche protagonista di alcuni drammi. Come quello avvenuto nel giugno del 2009, quando un 18enne marocchino residente a Santa Croce annegò mentre faceva il bagno, a dispetto del divieto di balneazione in vigore già allora. Nel dicembre del 2015, poi, un pensionato fu trovato senza vita nelle acque del bacino, a pochi metri da uno dei pontili a cui stava lavorando. Giacomo Pelfer

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