Il Tirreno

Toscana

I volontari Wwf “covano” le uova delle tartarughe

di Cecilia Cecchi
I volontari Wwf “covano” le uova delle tartarughe

San Vincenzo, deposte sulla spiaggia  devono essere protette per 45-60 giorni

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SAN VINCENZO. La caccia di nuove tracce comincia la mattina presto. Serate già a ridosso della doppia rete che protegge il nido di tartaruga marina. Durante il pomeriggio, spesso i volontari piantano l’ombrellone, salutando bagnanti e operatori che già aiutano a tenere “sotto scorta” le tartarughine che crescono nell’incubatrice di sabbia (persino questa controllata col termometro: per misurare la temperatura sia in superficie che in profondità). Si distribuiscono brochure con foto – testo italiano/inglese – che in poche parole dice tutto: “se vedi queste tracce chiama... con una telefonata salvi più di 100 tartarughe”. Giorno 12 spiaggia naturista di Rimigliano. Qui dove proprio grazie a un turista attento, che la mattina di domenica 10 giugno si è rivolto al Wwf, il nido è stato registrato e messo al sicuro. Turni di controllo tra militari della guardia costiera, polizia municipale di San Vincenzo, volontari Wwf, da subito in tandem con rappresentanti dell’Osservatorio toscano biodiversità – l’associazione Tartamare di Grosseto.

In cabina di regia la comandante del porto di Piombino Rossella Loprieno «situazione eccezionale – dice – di gran valore per l’ambiente e per il mare».

E settimane di massima allerta. Spessissimo a percorrere la spiaggia dalla Torraccia Giovanni Bottausci, volontario Wwf qui da subito grazie alla segnalazione al pronto soccorso animali selvatici: «Siamo già h 24 – racconta – Bisogna controllare la presenza di eventuali tracce, perché nei primi giorni, tra mezzanotte e le sei, le tartarughe potrebbero di nuovo deporre uova. In genere tornano dove sono nate... La sera? Riso freddo e qui in piccoli gruppi! » .

Ricorda Stefano Gualerci vicepresidente Wwf Livorno: «Tra una decina di giorni la situazione cambierà. Non si cercheranno più tracce e sarà incrementato il controllo del nido assicurando più informazione ai bagnanti. Non ringrazieremo mai abbastanza il turista pisano Andrea Nardi che ci ha chiamato... – sottolinea – Abbiamo giù ricevuto una decina di richieste da nuovi volontari per l’ambiente, ne attendiamo altre perché gli ultimi 20 giorni, finché le uova non si schiuderanno, saranno davvero complessi». Si può scrivere via mail a ortibottagone@wwf. it oppure a info@tartamare. org oppure a ucpiombino@mit. gov. it

Ma quando nasceranno? «Incubazione variabile – risponde la biologa Luana Papetti, di Tartamare – mediamente tra i 45 ed i 60 giorni: e quindi, se tutto va bene, potremmo assistere alla nascita di altre piccole tartarughe toscane, mediamente tra 70 e 100 nei primi giorni di agosto».

«Mamma tartaruga ha scelto una zona poco frequentata e senza stabilimenti balneari, a ridosso della duna e a circa 28 metri dalla battigia – conferma Luana Papetti –. Questo di Rimigliano resta tra i primi nidi d’Italia». Ne è stato certificato solo un altro pochi giorni prima ad Agrigento in Sicilia. E il coordinamento non si ferma mai. «A breve – riprende Gualerci – nuove riunioni dell’Osservatorio toscano biodiversità – Tartamare, con Capitaneria, Comune, Arpat per organizzare incontri settimanali per la formazione dei nuovi volontari all’evento schiusa».

Dal 2013 le tartarughe stanno dimostrando di amare la Toscana (2013, nido a Scarlino e fino all’eccezionale nidiata del 2017 a Marina di Campo): più che ospiti eccellenti, padrone di casa che meritano rispetto e accoglienza. «Il Wwf è nella rete internazionale per la cura e la difesa delle tartarughe – conclude Gualerci – potrebbe essere l’occasione per inserire la nostra costa tra i centri di studio e recupero con un gruppo di volontari e biologi pronti ad intervenire. Se i nostri “tartarughini” nasceranno sarà un record eccezionale...». Nido con “cucciolata” più settentrionale mai individuato vittoria per l’ambiente (e per tutti).



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