Il Tirreno

Toscana

«Così l’infermiera ha ucciso 10 pazienti», indagato anche il primario

di Federico Lazzotti
«Così l’infermiera ha ucciso 10 pazienti», indagato anche il primario

Livorno, la Procura ha chiuso le indagini su Fausta Bonino. Il responsabile non avrebbe vigilato a dovere sul reparto

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LIVORNO. Fausta Bonino – secondo la Procura – tra il settembre 2014 e lo stesso mese dell’anno successivo – ha pianificato e causato la morte, attraverso la somministrazione di un farmaco anticoagulante, molto probabilmente eparina, di dieci pazienti ricoverati in precarie condizioni nel reparto di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Piombino.

Una struttura, quella di Villamarina, che per gli investigatori si è rivelata assolutamente inadeguata e non idonea a far fronte a problematiche di tipo seriale. Tanto che – è il sospetto – gli ultimi tre decessi (Mario Coppola, Angelo Ceccanti e Bruno Carletti) potevano essere evitati. A patto che il primario dell’unità avesse messo in pratica – visti i precedenti e alcune risultanze di laboratorio che sono state ignorate o sottovalutate – una comunicazione adeguata e un coordinamento tra tutti i sanitari per arginare il piano dell’infermiera, accusata oggi di omicidio volontario aggravato e continuato, abuso d’ufficio e ricettazione di una ventina di farmaci provento di peculato o furto ai danni del servizio sanitario nazionale.

A distanza di tre anni dall’apertura di una delle inchieste che per la sua delicatezza ha maggiormente diviso l’opinione pubblica, nei giorni scorsi il pubblico ministero Massimo Mannucci ha inviato l’atto di chiusura delle indagini. E dai sei capi d’imputazione il quadro che emerge è se possibile ancora più complesso di quello immaginato fino ad oggi, soprattutto in vista di una sempre più probabile richiesta di rinvio a giudizio e di un eventuale processo indiziario.

Perché se da un lato i risultati a cui sono arrivati i cinque esperti nominati dal tribunale («in dieci casi c’è un nesso causale tra l’iniezione di anticoagulanti, la presenza della Bonino in reparto e il decesso») potevano far pensare che la Procura arrivasse a ridimensionare le accuse – seppur ancora gravissime – rispetto alle quattordici morti contestate inizialmente all’infermiera, dall’altra emergono molte novità.A cominciare dal coinvolgimento nell’inchiesta di Michele Casalis, 52 anni, primario del reparto dell’ospedale piombinese a partire dal 30 dicembre 2014. Casalis risulta indagato con l’accusa di omicidio colposo per la morte degli ultimi tre pazienti.

Il primario, infatti, in questa vicenda avrebbe tenuto un comportamento negligente violando quei protocolli che stabiliscono come il responsabile dell’unità debba «vigilare sull’attività e sulla disciplina del personale sanitario». E soprattutto abbia «la responsabilità dei malati». Al contrario potendo ipotizzare quanto meno un sovradosaggio di eparina, avrebbe omesso di sottoporre il caso di Coppola a una riunione del 14 marzo 2015 alla presenza di due emetologi e di una esperta di coagulazione per approfondire le cause dell’emorragia che aveva colpito Franca Morganti (deceduta il 9 gennaio 2015).Nonché avrebbe omesso di approfondire le cause di così ricorrenti anomalie nella coagulazione dei pazienti e di informarsi sull’esito delle analisi effettuate a Careggi e Pisa.

Infine, per quello che riguarda il decesso di Carletti, l’ultimo in ordine di tempo contestato all’infermiera, avrebbe omesso di prescrivere la terapia alla collega di turno nel momento in cui è stato chiamato al telefono perché era in corso un’emorragia sul paziente. «Il dottor Casalis – è la replica dell’avvocato Federico Procchi che difende il primario – è coinvolto marginalmente nell’indagine a titolo colposo e non doloso perché assunse la direzione dell’unità di rianimazione nel gennaio 2015. E da quel momento – precisa il legale – ha messo in atto ogni controllo e cautela della gestione degli assistiti. Ecco perché – conclude – aspettiamo serenamente di poter leggere gli atti d’indagine che per la loro mole (si parla di venti faldoni) non sono ancora stati forniti alla difesa affinché sia possibile interloquire con i rilievi che gli saranno mossi».

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